Quando Aristotele mi parlava di miti, di eroi e di dei, io sognavo ben altro che l'Olimpo, la Guerra di Troia o l'immortalità divina.
No, sognavo la vita degli uomini, nascere, morire e nel mezzo vivere da uomo.
Nessuno credeva al Nodo di Gordio, alla sua profezia, alla sua promessa.
Nessuno crede più a nulla.
Neanche Mercedes crede più nel ritorno di Edmond Dantes.
Forse solo Penelope.
Tesse ogni notte la tela, mentre io vago inseguendo sirene e ninfe, maghe e principesse che giurano di amarmi.
Il canto delle sirene mi ossessiona, i baci di Calipso mi ammaliano e gli incanti di Circe mi confondono.
Mi intenerisce la giovane Nausicaa a cui ho spezzato il cuore e prego ogni notte Atena di non abbandonarmi.
Quanto è sterminato il mar Egeo, racchiuso tra il Volturno, l'Arno e l'Elsa.
Di quante isole è frastagliato e quante altre donne cercheranno di farmi sostare e ritardare il mio viaggio.
Didone davvero si ucciderà per me?
Andromeda si fiderà ancora della mia voce?
E quante altre volte dovrò scendere nell'Ade a cercare la mia anima?
Mi perdonerà Arianna, per averla abbandonata?
Uccidere il Minotauro era il solo modo per sentirmi vivo, il migliore, pari agli dei.
Perdonami, amica mia.
Itaca è la sola cosa che ho cercato e desiderato davvero.
E con essa la sua regina.
Il resto sono solo illusioni.
Come il Faraone affondato al largo dell'isola d'Elba e le lunghe notti al chiarore spettrale del Castello d'Iff.
Ma stanotte è diversa.
Cercherò nei sogni di scogliere il Nodo di Gordio.
Io, dove tutti gli altri non hanno creduto e hanno fallito.
Io lo taglierò stanotte ed avrò in dote dal Destino il dominio dell'Asia.
Come promessomi da Afrodite quando le diedi la Mela d'Oro.
Stanotte andrò a rapire il mio premio, Elena.
E la porterò via, a cercare il Vello d'Oro e scoprire che è un tutt'uno col tesoro perduto di Alarico, quello di Porsenna ed infine quello di Semifonte.
Poi tornerò a casa.
Ad Itaca.
Fra le mie colline.
E Penelope non dovrà più tessere la sua infinita tela.
Buonanotte, Camelot...