"Milady..." disse Guisgard con un profondo inchino "... vedrete che oggi sarò un degno cavaliere. Nemmeno Lancillotto, da tutti definito a ragione cavaliere ed amante perfetto, potrebbe battermi oggi in cortesia."
Sorrise come al suo solito e divertito aggiunse:
"E se per strada dovessimo incrociare la famigerata Carretta dell'Infamia, ci salterei su senza pensarci due volte! Lo prometto solennemente!"
E rise di gusto.
I due così si avviarono verso il luogo conosciuto da Guisgard.
Seguirono la vecchia strada che tagliava in due il borgo, fino a quando diventava sentiero, che a fatica si apriva un passaggio nella selvatica boscaglia.
Ed attraversato un piccolo ruscello dalle acque limpidissime, si ritrovarono a salire un piccolo dosso naturale, simile ad una bassa collinetta.
Da qui si aprì agli occhi dei due ragazzi uno spettaccolo incredibile.
Il vento soffiava sulla vallata, nella quale, come un vecchio addormentato, si adagiava l'antico borgo.
Le cime degli alberi si chinavano sotto quel fresco vento quasi a voler salutare i due ragazzi, che come un principe ed una principessa sembravano voler prendere possesso delle loro terre.
Il Sole nel cielo terso ed azzurrissimo inondava col suo vigore quella verdeggiante terra, animata dagli intensi colori che fiorivano su di essa.
"In questo luogo ci venivo da piccolo..." cominciò a dire Guisgard "... era il mio rifugio, il mio regno... qui potevo ascoltare e parlare al vento... e quando ero triste o arrabbiato arrivavo anche a fare a pugni con quel vento."
Respirò forte, lasciando, come allora, che il vento soffiasse sul suo volto e sul suo cuore.
"Questa terra ha un sapore particolare, unico..." continuò a dire "... lo si sente ovunque... nei frutti che si colgono dagli alberi, nel profumo dei fiori che vi crescono o nell'odore dell'erba dopo un temporale... ogni cosa ne è intrisa... ascoltate..." disse a Talia.
"Aspettate..." aggiunse poi strappando un corposo grappolo d'uva selvatico da una vigna ed offrendolo alla ragazza "... assaporatelo lentamente e potrete sentire quel sapore... è il sapore della gente di qua... con i suoi sogni ed i suoi desideri... è un sapore fatto di tante piccole cose, ma che da sole sanno riempire una vita..."
Si voltò poi di nuovo a guardare la vallata.
"Ho promesso a me stesso che un giorno sarei venuto a viverci..." concluse "... solo qui mi sono sentito veramente libero... e solo qui ho immaginato il mio futuro e la mia felicità..."
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AMICO TI SARO' E SOLO QUELLO... E' UN SACRO PATTO DA FRATELLO A FRATELLO
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