Discussione: Fuga nel Crepuscolo
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Vecchio 06-09-2010, 02.57.51   #965
Guisgard
Cavaliere della Tavola Rotonda
 
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Cavaliere della tavola rotonda
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Guisgard di lui non si fa che parlare beneGuisgard di lui non si fa che parlare beneGuisgard di lui non si fa che parlare beneGuisgard di lui non si fa che parlare beneGuisgard di lui non si fa che parlare beneGuisgard di lui non si fa che parlare bene
La foresta, fitta, rigogliosa, verdeggiante, capace, nel punto più fitto e profondo del suo cuore, di ostruire anche la luce del Sole.
Ma la grande massa verde non poteva proteggere il cuore di quel cavaliere dai suoi tormenti.
Lei gli appariva ad ogni passo pecorso, ad ogni radura attraversata.
Il suo sguardo, l'eco del suo sorriso ed il suono della sua voce erano vivissimi nel suo cuore.
Le sue carezze, la malinconia che talvolta la prendeva, ma anche la luminosità che le accendeva gli occhi quando lo guardava, erano ricordi che davano vita a sensazioni fortissime.
E poi quello schiaffo, ancora vivissimo sulla sua pelle.
Le sue parole di sdegno, di rabbia, di odio.
Se Guisgard avesse fermato il cavallo, abbandonandosi alla disperazione di quei pensieri sarebbe impazzito.
"E val davvero la pena vivere?" Pensò. "Per cosa? Per chi?"
Che beffarda la vita, si ripeteva.
Anni vissuti tra avventure, duelli, donne, sogni di fama e gloria.
Anni senza badare troppo al domani, agli altri, forse neanche a se stesso.
Quante promesse e quanti giuramenti a tante donne.
Quante parole recitate sull'effimero alito di un'illussione.
Ed ora invece, ora che tutto sembrava avere un valore, una promessa di felicità, tutto appariva destinato ad un inevitabile oblio.
Ora che la vita, forse per la prima volta, sembrava avere un senso, lui sentiva che gli stava scivolava via.
E non poteva far nulla per evitarlo.
E più di una volta, lungo la strada, qualcosa gli disse di tornare indietro, a quell'abbazia.
E poi?
Cosimus li avrebbe inseguiti per sempre, costringendo lui e Talia ad avere come assidua e devota compagna madonna Morte.
E più quel pensiero lo raggiungeva, più lui di contro spronava il suo cavallo.
"Corri, amico mio! Corri!" Sussurrava al suo destriero. "Corri, cosi da poter raggiungere il nostro destino al più presto..."
Ma quando da lontano intravide la sagoma di Capomagnus, arrestò finalmente la sua corsa.
Si voltò indietro per un'ultima volta.
Ed in quel momento, quello che i compagni ritenevano essere un ineguagliabile cavaliere ed i nemici un temibile spadaccino, fissò con occhi inumiditi e vermigli il sentiero appena percorso, come un novello Orfeo dopo aver peduto nell'Ade la sua Euridice...


Ma chi legge non creda che l'eroe sia solo in questo momento.
A pochi passi da lui volteggiava nell'aria, come il più indulgente degli angeli custodi, la piccola Empi, fata dei boschi e sua protettrice, proprio come la divina Atena lo fu di Ulisse.
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AMICO TI SARO' E SOLO QUELLO... E' UN SACRO PATTO DA FRATELLO A FRATELLO
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