<continuava a volare la fata, sottoponendo le fragili ali ad uno sforzo immane. Attraversava la foresta, mentre nella mente analizzava ogni verso delle antiche profezie, chiedendosi se davvero fosse giunto il momento tanto atteso dal Piccolo Popolo o se fosse tutto solo un terribile sbaglio e quel cavaliere, che tanto faticava a seguire, non fosse che un umano come tanti. La foresta salutava il suo passaggio in quella notte oscura ma non v’era la solita armonia tra quelle foglie. Qualcosa di oscuro e impalpabile minacciava quei luoghi, qualcosa che la fata percepiva ma non poteva definire> Madre Terra proteggi la tua figlia ed opera affinchè si compia il suo destino <si sorprese a sussurrare in un attimo di scoramento. Vide l’abbazia ed il cavallo di Guiscard e Talia che si fermava. Arrestò il suo volo e si avvicinò a quelle mura> Gli umani costruiscono templi di pietre al loro dio <mormorò tra sé e sé> ignorando l’unico tempio vivente all’unica vera Dea: la foresta <posò i piedini sul bordo di una finestra ed osservò silente la scena tra Guiscard, Talia e l’anziano. Ascoltò le parole del Cavaliere e percepì tutto il suo dolore ed infine il colpo di Talia sul suo viso sollevò tutto il suo stupore> Che strano modo di amare hanno gli umani <pensò> Più le loro energie sono vicine e più s’impegnano ad allontanare i loro corpi <vide infine Guiscard allontanarsi e osservò Talia. Per un attimo ebbe l’impulso di fermarsi con lei, di consolarla, di rivelarle ciò che la sua condizione le permetteva di comprendere, ciò che il cuore di Guiscard custodiva, ma non era quello il suo destino> Terra mi chiama ad un altro compito <si disse per convincersi a lasciare quella donna e il suo dolore. L’energia della fata s’espanse ed una lieve aura d’un verde pallido circondò il suo corpo minuto. Sollevò le braccia verso il cielo> Vento, impalpabile carezza del cielo, ascolta la mia voce io ti invoco <esclamò con una voce antica, primordiale, la voce della Terra> Mostra le tue lacrime, che tutto si bagni del dolore del Cervo e della sua Foresta. Così è il volere della Madre Terra e così si compia. <tacque infine e abbasso le braccia mentre in cielo alcune nubi s’addensavano pronte ad una lieve pioggia. La fata allargò le ali, voltò il suo viso verso Guiscard e riprese a seguirlo. Volteggiava nell’aria a pochi passi da lui, la sua aura sfiorava quella dell’umano. Sentì la malinconia dell’assenza, la disperazione, il dolore, il desiderio di abbandonare il suo destino.> Non ora Cavaliere, non cedere ora <pensò e poi cantò. Una dolce nenia sussurrata appena, non udibile ad orecchie esterne ma che Guiscard poteva percepire con l’orecchio del cuore nella forma di una lenta pace che s’insinua nei pensieri e dona all’umano per cui la fata canta tutta la forza della Terra>
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Come away, O human child!
To the waters and the wild
With a faery, hand in hand,
For the world's more full of weeping than you can understand.
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