Discussione: Fuga nel Crepuscolo
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Vecchio 06-09-2010, 13.10.42   #967
Talia
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Talia sarà presto famosoTalia sarà presto famoso
Una fitta e sottile pioggia iniziò a cadere dal cielo poco dopo la partenza di Guisgard, una pioggia leggera che purificava l’aria e che, per qualche strana ragione, mi sembrava avesse il potere di farmi vedere le cose più chiaramente.
Ero nella stanzetta che mi era stata offerta, immobile vicino alla finestra, e osservavo fuori la foresta bagnata con un intollerabile peso sul cuore…
Gli avevo detto che lo odiavo, pensai… ma quanto lontana dal vero era quell’affermazione!
Mi sorpresi a pensare che, se davvero non l’avessi più visto, se davvero non avesse più voluto o potuto tornare, quella bugia sarebbe rimasta l’ultima cosa che gli avevo detto!
Sospirai, osservando l’orizzonte umido e per un folle momento pensai di uscire e seguirlo… per un folle attimo pensai di andare a sellare un cavallo e correre a Capomagnus…
Un folle attimo e un folle proposito, che scacciai all’istante! Dopotutto era stato chiaro: non mi voleva… e io l’avrei rispettato!
Eppure… eppure c’erano molti modi per prendersi cura di qualcuno e io, io da quel convento, potevo forse trovarne un altro?
Chiusi gli occhi, riflettendo…

Era una mattina luminosa, il cielo sopra Carcassonne era terso e l’aria era fresca. Avrò avuto circa sei anni all’epoca ed ero una bambina vivace… avevo passato le ultime ore raccogliendo fiori sul crinale che saliva verso la collina: era un’occupazione cui avevo dedicato la massima cura poiché quei fiori, piccole viole e margherite candide, erano per la tomba di mia madre, che ci aveva lasciati l’anno precedente.
Trovai mio padre ad attendermi sul piccolo ponte che portava verso la tomba, ero estatica per quel mio personalissimo dono primaverile e gli corsi incontro tendendogli il mazzolino che, con cura, avevo assemblato e adornato… ma mio padre non mi dette il tempo di parlare.
“Hai mancato la tua lezione!” disse, invece, non appena gli giunsi di fronte, strappandomi i fiori dalle mani.
“Sono stata a cogliere questi…” tentai di spiegare “Sono per la mamma!”
Lui mi lanciò un’occhiata carica di sdegno: “E cosa credi che possa farsene tua madre di questi fiori là dove si trova? E’ per queste frivolezze che vieni meno ai tuoi doveri?”
Gli occhi mi si riempirono di lacrime: “La mamma li amava tanto…” tentai di spiegare “Ho solo pensato che le sarebbero piaciuti!”
Lui non rispose ma mi lanciò uno sguardo duro, uno di quegli sguardi che non lasciavano adito ad ulteriori commenti.
L’arrivo di Raphael mi sorprese.
“Restituitele i fiori, padre, vi imploro!” disse, con quel tono sicuro che aveva assunto già da qualche anno, da quando era iniziato il suo addestramento.
“Resta al tuo posto, Raphael!” lo zittì l’uomo.
Il ragazzino, dieci o undici anni al massimo, si fermò tra me e lui: “Vi offro la mia spada, padre!” disse sicuro di sé “La mia spada in cambio dei fiori di Talia!”
Io lo guardai sorpresa… quella spada, poco più che un gioco in realtà, era l’orgoglio di mio fratello… il segno che il suo addestramento procedeva e che un giorno sarebbe stato un cavaliere!
“Sai cosa stai facendo?” gli domandò il visconte, serio “Non riavrai questa spada fintanto che io non deciderò che la meriti, mentre i fiori di tua sorella domani saranno morti! Sei sicuro di voler fare questo patto con me?”
“Sono sicuro!”
Mi furono restituiti i fiori che con tanta cura avevo raccolto, così io e Raphael andammo a posarli sulla tomba della mamma.
“Perché lo hai fatto?” ricordavo di avergli chiesto poco dopo, mentre tornavamo verso il castello.
“Perché sono un cavaliere!”
“Già!” dissi “E quella era la tua spada! La tua bella spada… Non può esserci un cavaliere senza la sua spada!”
“Non può esserci neanche una dama senza i suoi fiori!” mi rispose con un sorriso.
Restammo in silenzio per un attimo, poi lui soggiunse: “Mi è stato insegnato che talvolta è necessario compiere un sacrificio! Tu sei la mia dama e io ti voglio bene… Ho offerto qualcosa di mio in cambio della tua felicità: un piccolo sacrificio in cambio della tua gioia… questo è ciò che significa amare!”

Riaprii gli occhi di scatto.
Ho offerto qualcosa di mio in cambio della tua felicità… questo è ciò che significa amare!
Un brivido mi percorse la schiena, un brivido di panico e di sollievo insieme: adesso sapevo quello che dovevo fare!
Sentii le campane della chiesa suonare, stava iniziando la funzione. In fretta, mi coprii la testa con un velo e uscii dalla stanza: avrei atteso padre Alwigh al termine della messa e gli avrei esposto la mia idea… ne sarebbe stato triste, forse, ma mi avrebbe aiutata. Ne ero certa!
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** Talia **


"Essere profondamente amati ci rende forti.
Amare profondamente ci rende coraggiosi."

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