Tornai nella mia stanza con la promessa da parte di padre Alwigh che sarebbe andato immediatamente a scrivere al signore di Carcassonne… una strana sensazione mi attanagliava il cuore, una sensazione che mi faceva sentire contemporaneamente l’essere più felice e il più dannato del mondo.
Mi aggirai per un po’ per la stanza, non riuscendo a trovare pace in nessuna occupazione, così mi sedetti vicino alla finestra, con la testa appoggiata al vetro freddo, e chiusi gli occhi.
Ero nella foresta, candidi raggi di luna bagnavano l’aria di una luce insolita, una leggera foschia aleggiava tra i tronchi e i cespugli, rendendo alla mia vista impossibile spingersi lontano. Un ruscello scorreva allegro ai miei piedi, mi inginocchiai sulla sponda e feci scivolare una mano nell’acqua fredda, osservandone le increspature e i giochi della corrente mentre muovevo le dita. Mi sentivo strana… come se fossi in attesa di qualcosa, come se avessi un appuntamento cui non potevo mancare… l’ansia e l’emozione in me crescevano, ma non me ne sapevo spiegare il motivo.
Ad un tratto mi tornarono alla mente le parole che soleva dirmi la mia buona nutrice quando ancora vivevo a Carcassone… lei sosteneva che, quando ero triste o agitata, non vi era cosa migliore che prendermi cura di me stessa per sentirmi meglio. Lo feci: lentamente mi inginocchiai sulla sponda e iniziai a lavarmi i capelli nel fiume.
Improvvisamente una nuova sensazione: non ero più sola, vi era qualcun altro lì e non avevo dubbi su chi fosse, avvertivo la sua presenza ed improvvisamente ero felice, incondizionatamente felice… Feci per alzarmi, per voltarmi, al colmo della gioia…
Poi tutto svanì.
Aprii gli occhi e, per un istante, mi stupii di non avvertire più quella presenza.
Mi alzai di scatto e voltai le spalle alla finestra: “Guisgard!” chiamai… ma invano: la stanza, a parte me, era deserta.
Mi guardai intorno ancora per un istante, incerta… perché quella sensazione, quel presentimento era ancora tanto vivo in me da crearmi disagio.
Infine, rassegnata, mi sedetti di nuovo e appoggiai le mani contro il vetro: “Ma dove sei?” mormorai tra me.
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** Talia **
"Essere profondamente amati ci rende forti.
Amare profondamente ci rende coraggiosi."
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