Nello stesso momento, presso il carro, anche Guisgard, come Mion, si era appartato.
Raggiunse una grande quercia, dietro la quale si poteva ammirare un paesaggio di un incanto pastorale.
Il cielo appariva attraversato da mille e più riflessi, di luminosi e splendenti colori, mentre la campagna si estendeva come un verde manto, sul quale fiorivano tonalità e profumi che inneggiavano alla gioia ed alla vita.
La lieve brezza accarezzava le cime degli alberi, che sembravano vibrare come corde di arpe a quel passaggio, diffondendo nell'aria come una lenta e sognante melodia.
Guisgard fissava questo scenario preda di mille e più pensieri.
Prese allora la sua spada e cominciò a fissarla.
"La spada è la tua più fedele compagna in battaglia..." ripeteva spesso il suo maestro "... parla con lei, ascoltala... niente lega più che avere lo stesso destino... ed il tuo fato è legato a quello della tua spada..."
Ricordò poi la sera in cui la prese in quella casa e di come Talia pagò con alcune monete per non sentire di averla rubata.
E nel rammentare, Guisgard sorrise.
Appoggiò allora la fronte sull'elsa e rivide il momento del duello e di come fu proprio Talia a raccoglierla da terra.
"Eravamo in tre, amica mia..." sissurrò alla spada "... ora siamo rimasti in due... tu appartieni a lei... e quando tutto questo sarà finito, ti prometto, troverò il modo di restituirti alla tua padrona..."
"Cosa fai?" Chiese il maestro. "Sei triste?"
"Un pò, maestro..."
"Perchè mai?" Chiese. "Hai nostalgia della tua casa forse?"
"Credo... credo di si..."
"Cosa vuoi diventare da grande?" Chiese il maestro.
"Io? Io voglio essere un cavaliere, maestro!"
"Cosa hai detto?"
"Un cavaliere."
"Non ti sento..."
"Un cavaliere!"
"Sono vecchio io oppure sei senza voce tu?"
"Un cavaliere! Voglio diventare un cavaliere!"
"Ecco, bravo!" Esclamò il maestro. "Allora quando sei triste esercitati con la spada!"
Guisgard cominciò allora a fendere l'aria, con rapidi colpi che sibilavano sul bagliore della lama della sua spada.
"Il sogno... combatti per esso..." cominciò a ricordare una vecchia canzona di trovatori "... il nemico... solo sconfiggendolo sarai libero... segui il tuo cuore, esso non ti mentirà... la tua stella veglierà su di te... e se non la vedrai quando il Sole sorgerà, allora non sentirti perso, poichè essa è ancora lì, invisibile a tutti, ma tu potrai vederla... e allunga la tua mano... anche se gli altri rideranno, tu sai che potrai raggiungerla... e quando l'avrai afferrata, tienila stretta, cavaliere... e sii fiero... poichè nessun altro sogno potrà più sfuggirti..."
E nel frattempo continuava a tirare di spada.
"La Luna splende anche se non la vedi... e così è il tuo amore... se lei è lontana non per questo svanirà dal tuo cuore... anzi, sarà ancor più forte perchè pulserà per due... il tuo cuore è grande, cavaliere e può battere per tutti e due... il tuo cuore è la tua forza... trai da esso ciò che ti occorre..."
Smise, all'improvviso, col fiato rotto e con il volto rigato dal sudore.
Aveva tirato forte, con rabbia e passione.
Conficcò allora a terra la fedele spada e si accorse di un bellissimo fiore che volgeva i bianchi petali verso il Sole.
"Una margherita..." sussurrò sorridendo. "Cos'hai da rivelarmi, amica mia?"
"Ehi, Guis!" Lo chiamò all'improvviso Tisson da lontano. "Cosa fai qui da solo?"
Guisgard lo fissò senza dire nulla.
Tisson comprese e restò in silenzio con lui, a fissare l'infinito orizzonte che circondava quel bucolico scenario.