Quell'uomo era davanti a Guisgard e lo fissava.
Era tarchiato e grassoccio, con i lineamenti duri e lo sguardo vispo.
"Chi sei tu?" Chiese il cavaliere.
L'uomo sorrise e alzò, brandendolo in aria, lo strano bastone che aveva con sé.
"Io sono Eschilo!" Cominciò a dire con voce tesa. "Sono Sofocle! Sono Euripide! Sono Plauto! Io sono Terenzio!"
Guisgard restò stupito da quel personaggio singolare.
"La vita è come la scena di un teatro" aggiunse l'uomo "ed io sono l'artefice dei suoi risvolti!"
"Da dove salti fuori, buontempone?" Chiese Guisgard rilassandosi.
"Non mi credi?"
"Sei folle, amico mio!" Disse il cavaliere.
"Io animo la scena!" Replicò l'uomo. "Io sono il Fato! Sono la Fortuna! Sono la passione e lo slancio insieme! Io sono Amore!"
Guisgard scosse il capo.
"Non temi Amore tu?"
"Amore mi ha abbandonato, amico mio." Rispose Guisgard. "Come il senno ha abbandonato te!"
"Amore è follia! E' pazzia! E' avventatezza! E' temerarietà!" Urlò l'uomo. "E tu, vuoi sfuggirgli!"
"Ascolta, tra un pò qui scorrerà sangue, quindi ti consiglio di andartene il più lontano possibile!" Disse Guisgard.
"Ma tu la ferita più profonda la porti già nel tuo cuore!"
"Insomma, ma chi diavolo sei?" Domandò Guisgard.
"Tu devi chiederti chi sei!" Rispose l'uomo. "Sei Perseo! Sei Admeto! Sei Pigmalione! Sei Tristano! Sei Lancillotto!"
"Io sono solitudine, malinconia e tormento..."
"E' notte, non temere di confidarti..."
"La notte..." ripetè Guisgard "... la notte è il momento peggiore, quello che più mi lacera..."
"Perchè?"
"Perchè" sospirò Guisgard "è il momento in cui mi assalgono i ricordi... troppe notti ricordo... troppe notti più benevole e clementi di questa..."
"Ti ascolto..."
"Ricordo ogni momento della nostra fuga... e ricordo ogni notte... da quella in cui partimmo da Camelot a quella quando dovetti lasciarla all'abbazia..."
L'uomo si avvicinò e gli accarezzò la testa.
"Perchè non vi sono spade a questo mondo" continuò Guisgard "infallibili come i dardi di Amore? Vorrei trovarla stanotte una spada così... una spada che mi..."
"Uccida?" Lo interruppe l'uomo.
"Che mi liberi!" Rispose Guisgard.
"Chi ama non si libererà mai del suo sentimento."
"Quando arriveranno quei maledetti?" Chiese con rabbia ed impazienza Guisgard.
"Tu cosa farai?" Chiese l'uomo.
"Andare via e vivere..." sussurrò Guisgard "... o restare e morire... ma senza di lei sarei comunque come morto..."
"L'hai perduta?"
"L'ultima notte che la vidi... mi gridò in faccia il suo odio..."
"Talvolta l'amore si maschera da odio..."
"Questa notte è troppo per me... è troppo inclemente... vorrei averla qui... ma non c'è... e mi chiedo dove sia ora..."
"Una notte contro mille..." disse l'uomo "... forse la verità è celata nelle notti in cui ti era accanto..."
"Ho paura, amico mio..." sospirò Guisgard "... ho paura... ho paura che sia tutto un'illusione, un dolce ed effimero incanto... la notte è il regno dei sogni... e se fosse tutto un sogno? Se lei non mi appartenesse davvero?"
L'uomo si alzò dal tronco cavo sul quale si era seduto.
"Io amo Talia e forse lei amava me..." aggiunse Guisgard "... ma questo va oltre l'incanto della notte? La lady di Carcassonne... la vera Talia, quella che discende da una nobile famiglia e il cui sangue le concede di dominare su terre e su uomini... quella Talia, ha il suo stesso cuore? Sulle sue labbra prendono vita uguali parole... o su quelle stesse labbra muoiono tutti i miei sogni? Forse è davvero tutto un incanto... un gioco della notte... una finzione, proprio come il teatro..."
"Il teatro non è diverso dalla vita." Rispose l'uomo.
Ma proprio in quel momento si udirono dei rumori lontani.
Guisgard scattò su e cominciò a scrutare il sentiero.
"Stanno arrivando..." disse "... devo avvertire i miei compagni che manca poco ormai... vieni con me?"
"Non sono un soldato..." rispose l'uomo "... ma potrei esserlo... potrei essere Alessandro il Grande! Annibale! Giulio Cesare! Augusto! Traiano! Costantino il Grande..."
E si allontanò ripetendo altri nomi di altri grandi combattenti, fino a sparire nella foresta.
Guisgard restò a fissarlo fino a quando vide la sua sagoma.
Rimasto solo, il cavaliere, tornò dai suoi compagni.
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AMICO TI SARO' E SOLO QUELLO... E' UN SACRO PATTO DA FRATELLO A FRATELLO
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