Cittadino di Camelot
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L'abbraccio di Elisabeth la travolse, ma Morrigan non riuscì a restituire quel gesto con lo stesso affetto che avrebbe desiderato. La sua mente era già volata altrove, inseguendo un pensiero affannoso che non riusciva del tutto ad abbandonarla, nonostante la sua determinazione.
Dopo aver ricevuto tanti colpi di spada e tante ferite in ogni parte del corpo esposta alla battaglia, il pensiero e la consapevolezza che avrebbe potuto perdere Mion tanto rapidamente quanto rapidamente l'aveva trovato, era una ferita che non sapeva come curare. Una ferita nell'unica parte del suo corpo che fino a quel momento era stata celata e trascurata.
Si rivolse allora verso gli uomini, che, poco distanti da loro, stavano organizzando la resistenza. Mion e Guisgard si guardavano ancora con sfida, come se fossero stati pronti a lanciarsi l'un contro l'altro da un momento all'altro... "Mi domandi molto... di rinunciare a duellare per una buona causa"... erano le ultime parole che lui le aveva rivolto, e quel pensiero fu per Morrigan molto triste. Perchè gli aveva fatto quella richiesta? Si pentiva amaramente, in quel momento, di avere cercato di strappargli quella promessa, perchè il suo agire era stato dettato puramente dall'egoismo... e non perchè temeva che Mion fosse ucciso da Guisgard, anche se era questo che il suo cavaliere aveva scioccamente pensato! No, elle temeva invece il contrario... che Mion potesse ucciderlo, e se l'avesse fatto avrebbe dovuto vivere con il rimorso di aver macchiato irrimediabilmente la sua spada e la sua anima, facendo torto, in un solo gesto, all'Amore, alla Giustizia e ai suoi stessi compagni... ed un uomo che aveva lo spirito di Mion e la sua tensione alla perfezione, non avrebbe voluto sopravvivere ad un simile rimorso!
Ma Morrigan era nel torto, e lo capiva adesso, dopo le parole di Elisabeth. Aveva cercato, con quella richiesta, di impedire a Mion di fare la sua scelta, secondo la propria coscienza... ma Elisabeth le aveva rammentato che anche lei avrebbe dovuto fare le sue scelte! ... e come posso io, allora, impedirgli di seguire la sua strada, solo perchè desidero proteggerlo?
L'unica giustificazione possibile per il suo agire era il pensiero che Mion fosse la prima cosa che avesse mai desiderato proteggere. E ogni bambino che si appassiona per un nuovo oggetto che gli è stato donato, all'inizio vi riversa addosso ogni sua energia in maniera smodata, per timore che quell'oggetto possa smarrirsi, rompersi o essergli sottratto... così aveva fatto lei!
Era giunto invece il momento di disporsi ad un sentimento più saggio... come aveva detto ad Elisabeth, lei voleva meritarlo, il cuore di Mion! Perchè finalmente anche lei aveva trovato qualcosa, qualcosa di prezioso per cui lottare!
Si avvicinò agli altri, riuscì a cogliere le loro ultime discussioni.
"Io so usare discretamente l'arco, se vi serve qualcuno che vi copra da dietro," azzardò piano "anche se non ho in quest'arma grande perizia"
Disse questo, quindi si sistemò sul carro, insieme al resto della spedizione. Per quel breve tratto, nessuno di loro parlò. I loro volti erano tutti tesi verso l'orizzonte, tesi all'ansia della battaglia, mentre il sangue iniziava a scaldarsi nelle loro vene a quel pensiero... molti ricordi passarono nella mente di Morrigan... visi di coloro che aveva visto andare via, nell'ombra, acquattati dietro ripari improvvisati, con addosso l'ansia di saltare fuori al più presto per combattere... visi di soldati, che avrebbero anche potuto sognare una casa ed un futuro, stretti invece contro gli scudi dei loro compagni, votati alla battaglia... così erano loro, in quel momento!
Il suo sguardo, scorrendo su quei volti, carezzò quello di Mion... quanto diverso sarebbe stato quel momento, se ella avesse scelto di condurre un'altra vita?
Scesero dal carro, e ognunò cercò il luogo migliore in cui appostarsi.
Morrigan, per un po', seguì Guisgard con lo sguardo. Avrebbe dovuto imparare a stargli dietro, ed in fretta, se doveva obbedire agli ordini di Elisabeth... doveva almeno un po' cercare di capire quell'uomo, perchè una rapida intesa era essenziale in una simile battaglia, dove anche l'esitazione di un attimo poteva regalare ulteriore vantaggio al nemico.
Vide che si allontanava, spariva per un po' dietro alcuni alberi frondosi, quindi, alcuni minuti dopo, lo vide tornare indietro. E l'espressione turbata che gli vide sul volto la fece sussultare... inquietudine, dubbio, tristezza si contendevano le pieghe del suo volto in quel momento... tristezza! Quel sentimento salì in un istante alla testa di Morrigan e un pensiero improvviso la colse, il pensiero di qualcosa di urgente che andava fatto prima che fosse tardi!
Lasciò rapidamente il suo posto, e in un attimo sgattaiolò svelta là, dove si trovava invece Mion, che si era appostato a difendere la parte opposta a quella in cui avrebbe combattuto Guisgard. In gran fretta lo strinse in un abbraccio, senza dargli nemmeno il tempo di stupirsi o di parlare.
"Colui che scende in battaglia con la tristezza nel cuore, è colui che per certo perderà la vita..." gli sussurrò rapida all'orecchio, con il cuore che le scoppiava "ma colui che scenderà sul campo con la gioia nel cuore non vedrà nè la morte nè la spada del nemico!"
Disse questo e lo baciò con trasporto, un attimo prima di scappare via per tornare al suo posto.
Non si preoccupò nemmeno per un attimo dell'avventatezza di quel gesto o di ciò che avrebbero potuto pensare gli altri scorgendolo, e neppure si chiese se lo stesso Mion non l'avrebbe giudicata troppo sfacciata!
Morrigan riusciva soltanto a pensare all'immenso tesoro di baci che avrebbe potuto perdere di lì a poco, e di come quell'unico dato in quel momento avrebbe forse potuto salvarli.
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"E tu, Morrigan, strega da battaglia, cosa sai fare?"
"Rimarrò ben salda. Inseguirò qualsiasi cosa io veda. Distruggerò coloro su cui avrò poggiato gli occhi!"
Ultima modifica di Morrigan : 12-09-2010 alle ore 20.08.30.
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