La dama aveva scostato il mantello con circospezione. Nell’ombra Morven riuscì a scorgere il bagliore sottile di un pugnale. Si fermò un istante, quasi dovesse riflettere… purchè sia sufficiente a togliervi la vita in fretta se doveste cadere nelle loro mani! pensò, anche se si guardò bene dal palesarle quel pensiero così apertamente. Al contrario, si affrettò a nascondere i suoi pensieri e annuì.
“Datela pure al vostro servitore, se egli vi è fedele”
Quindi le fece un lieve cenno di riverenza col capo e si staccò da lei, per permettere al gruppo di precederlo. In quel momento Iodix gli passò accanto.
"La lingua colpisce senza esitare,
ma la spada lo fa senza perdonare!"
Morven gli vide nascondere l’arma che gli aveva dato nella cintola, poi lo udì proseguire pià sommessamente:
"Ormai il mio padrone non lo vedo da troppi giorni
e son qui perchè spero che a casa con me ritorni."
Il giovane cavaliere lo fissò turbato… sparito da giorni? Che ne era stato di quel cavaliere? Che si fosse inoltrato anche lui nel bosco e fosse caduto vittima di qualche sanguinoso agguato? Eppure, quando lui stesso lo aveva pregato di unirsi alla loro spedizione, egli aveva rifiutato, schernendo il suo invito! E poi, pensò Morven dopo un istante… perire lui? No… non lo avrebbe creduto! Per un istante rivide riflettersi nei suoi occhi il bagliore della spada di Guisgard, quando quel giorno nel bosco lo aveva visto combattere per liberare quella dama in pericolo… quel giorno in cui era rimasto così colpito dalla sua abilità di spadaccino… no, non è per lui una simile morte!
In quel momento la voce brusca e sarcastica di Bumin giunse ad interrompere i suoi pensieri.
Morven quasi non riusciva a credere alle sue orecchie! Sembrava che quell’uomo aprisse bocca all’unico scopo di irritarlo sempre più!
All’udire l’ordine imparti a Dukey, poi, il fastidio che provò gli parve quasi insopportabile!
Quel Bumin stava quasi facendo scomparire lo schivo cavaliere di ventura che Morven era stato in quegli ultimi anni, per far emergere di nuovo, e dopo tanto tempo, quello che era stato il giovanissimo duca di Cassis, quel nobile ragazzino senza freni abituato ad imporre il suo volere.
“Signore,” rispose di rimando a Bumin, senza più alcuna premura di essere cortese “sebbene voi continuiate a trattarmi come il vostro stalliere senza conoscere i miei natali, e sebbene questo non sia né il tempo né il luogo per farvi una lezione di araldica, tuttavia vi rendo noto che potete pure comandare a piacimento il vostro scagnozzo, ma io non intendo obbedirvi in alcun modo!”
E detto questo, si fece da parte e attese che tutti fossero scesi nel cunicolo, e nonostante gli sguardi in cagnesco che scambiò con Dukey, non si mosse fino a quando questi non si decise a scendere giù, precedendolo di qualche passo.
Ma dopo pochi metri di quell’angusto cammino, Morven dimenticò Bumin, Dukey e tutta la sua irritazione.
Quando Bumin forzò la grande porta che si erano trovati davanti, lo spettacolo che si presentò ai suoi occhi lo costrinse a dimenticare le sue preoccupazioni di qualche minuto prima.
L’aspetto funesto della sala in cui erano giunti non prometteva nulla di buono.
Morven strinse Samsagra al suo fianco e una volta di più mormorò una preghiera alle schiere celesti.
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"E tu, Morrigan, strega da battaglia, cosa sai fare?"
"Rimarrò ben salda. Inseguirò qualsiasi cosa io veda. Distruggerò coloro su cui avrò poggiato gli occhi!"
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