Una risata echeggiò in quel luogo.
Una risata che sapeva di beffa, che sembrava voler schernire tutti loro.
Una risata animata da una viva e sadica soddisfazione.
Una risata che aveva, per i nostri eroi, l'amaro sapore della sconfitta.
"Vorresti qui il tuo amico?" Chiese Lyan a Gaynor, mentre ancora sembrava incapace di trattenere quell'insopportabile risata. "Non sai che voi martiri siete già consacrate? Nessun uomo potrà mai più toccarvi! E quanto alla vita che sembravi tanto ansiosa di voler dare per me... sappi che invece la darai in nome di un valore ben più alto!"
E di nuovo si abbandonò a quell'innaturale risata che sembrava essere intrisa di morte.
"Maledette canaglie..." mormorò Guisgard.
Ma subito le parole di Morven attirarono la sua attenzione.
"Un atto di Fede? Cosa intendete dire?" Chiese il cavaliere.
"Ormai possiamo solo pregare!
Prima che ci inizino a torturare!"
Esclamò Iodix, preda della paura.
In quell'istante Giselide, quasi bloccata fino a quel momento da un orrore assoluto, ebbe la forza di toccare le mani di Gaynor e di voltarsi poi verso Cavaliere25, cercando il suo sguardo come per invocare aiuto.
Ma anche il giovane arciere era bloccato come tutti i suoi compagni ed impotente davanti a quello spettacolo di disperazione, paura e morte.
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AMICO TI SARO' E SOLO QUELLO... E' UN SACRO PATTO DA FRATELLO A FRATELLO
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