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Vecchio 19-02-2011, 04.44.12   #1177
Guisgard
Cavaliere della Tavola Rotonda
 
L'avatar di Guisgard
Cavaliere della tavola rotonda
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Guisgard di lui non si fa che parlare beneGuisgard di lui non si fa che parlare beneGuisgard di lui non si fa che parlare beneGuisgard di lui non si fa che parlare beneGuisgard di lui non si fa che parlare beneGuisgard di lui non si fa che parlare bene
Quell’ombra si proiettava fino a raggiungere l’abside, sfiorando, come un delicato abbraccio, l’abito nuziale di Talia.
I suoi occhi per primi incontrarono quelli di lei.
Per un attimo indefinito, come se il tempo e la vista stessa si fossero d’incanto fermati, quegli occhi furono uniti dal medesimo sguardo.
Cosa si può leggere negli occhi di chi si ama?
Questo mi domandi, mio giovane signore?
I sogni.
Si, i sogni.
Perché i nostri sogni più belli, quelli capaci di attraversare e riempire una vita intera, li possiamo riconoscere solo negli occhi di chi amiamo veramente.
Il cavaliere, ancora abbigliato come un umile e devoto pellegrino, fissava quella donna sull’altare, con quel suo abito bianchissimo.
Aveva sognato, invocato, cercato quegli occhi con un ardore ed una forza impensabili.
Ed ora che li aveva ritrovati quasi nient’altro sembrava avere senso per lui.
E sarebbe rimasto a fissare quegli occhi per sempre se un gesto, rapido e deciso, non l’avesse destato da quell’incanto.
“Carogna…” mormorò con rabbia Bumin, estraendo la sua spada.
“Guardie, arrestate quell’uomo!” Ordinò fuori di sé Guxio.
“No, indietro!” Gridò ai soldati Bumin. “Sarò io che regolerò la faccenda con questo maledetto!”
I due si fissarono come due bestie feroci che si preparano allo scontro.
“Avrei dovuto ucciderti quella sera davanti alla locanda…” disse Bumin.
“La sorte ti sta dando un’altra occasione…” rispose Guisgard con la spada in pugno “… ma bada di non sprecarla… perché io non regalo mai due volte la vita ad uomo…”
Le due voci allora si unirono in un unico grido di rabbia e odio, per poi lasciare il posto al rumore delle loro lame che si scalfivano a vicenda.
Nella cappella timore e meraviglia dominavano fra i presenti, mentre i due contendenti duellavano.
E l’ardore di quello scontro li spingeva a destra e a manca, tra le panche, lasciate libere dai fedeli spaventati, e le colonne che separavano la navata centrale da quelle laterali.
Fino poi a portarli sulle scalinate dietro la cripta e a giungere sul matroneo, dove le monache impaurite gridavano e recitavano i Divini Misteri del Santo Rosario, come a scongiurare gli esiti di quella fatale tenzone.
“Non portate la morte nella Casa del Signore!” Gridò dalla navata il sacerdote.
Ma i due non udivano altro se non l’odio che li animava.
“Quello è un duello all’ultimo sangue, milady…” disse il Cavaliere Vermiglio a Bethan, cercando di tenerla fuori dalla grande ressa che quello scontro aveva generato tra i presenti “… e non finirà fino a quando uno dei due non avrà trovato la morte…”
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AMICO TI SARO' E SOLO QUELLO... E' UN SACRO PATTO DA FRATELLO A FRATELLO
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