Cittadino di Camelot
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Morven si fece avanti tra la folla che adesso si accalcava all'ingresso della cappella. Cercò di protendersi verso il centro della navata, dove sembrava essere accaduto qualcosa, e così, sbirciando tra le teste dei presenti, riuscì a scorgere qualcosa... qualcosa che gli fece gelare il sangue.
Guisgard era terra, immobilizato e circondato da un capannello di soldati. Poco distanti, Talia e Frigoros sembravano ormai in balia del folle potere di Guxio. Alla sua destra, una splendida statua dell'arcangelo Michele si stava orrendamente tingendo di un rosso che ne sporcavano il trionfante biancore. Morven sollevò appena lo sguardo sulla statua e subito dovette distoglierlo, per non fissare lo scempio su un corpo che a stento riconobbe come quello di Bumin... quel Bumin tanto arrogante e crudele penzolava adesso trafitto dalla spada ardente di San Michele... una fine fin troppo onorata, per un eretico come lui!
Poi i suoi occhi tornarono a studiare la situazione all'interno della chiesa, e la sua mente cominciò ad elaborare qualche possibile piano... e alla fine solo una cosa gli sembrava possibile. Ma una cosa così pazza, avventata e pericolosa, che Morven sapeva di dover fare da solo. Non si sarebbe mai perdonato il fatto di aver messo a rischio la vita di qualcuno dei suoi compagni. Se avesse fallito, avrebbe pagato da solo.
Cercò qualcuno dei suoi tra la folla, incontrò lo sguardo di Iodix, che come lui si era fatto avanti per vedere la scena. Gli fece un cenno con il capo, gli indicò Gaynor con un gesto eloquente, con cui gli domandava di occuparsi di lei. Poi si rivolse alla dama che gli stava ancora accanto.
"Raggiungete Iodix e restate accanto a lui, e qualunque cosa accada, non cercate in nessun modo di raggiungere me... o Guisgard"
Aggiunse quel nome con una sorta di timore nella voce. Non avrebbe dovuto dirlo, ma l'ansia di quel momento aveva dato corpo ai suoi timori. In quei giorni che avevano trascorso nell'orribile covo degli Atari aveva scorto qualcosa negli occhi di Gaynor... una strana luce, un turbamento ogni volta che la dama fissava Guisgard... forse non era nulla, ma era sufficiente a fargli temere che lei potesse commettere qualche imprudenza... già, qualche imprudenza... come quella che sto per commetere io!
Si tirò indietro, si mescolò di nuovo tra la folla e cominciò a spostarsi verso la navata sinistra. Avanzò rapido, ma guardandosi bene attorno, risalendo la navata fino all'altezza dell'altare. Sul fianco, gli scranni del coro iniziavano a dispiegarsi in quel semicerchio che faceva da corona all'altare, seguendo la curva dell'abside. Morven si accoccolò dietro uno dei seggi di legno e rapidamente liberò Samsagra. Quindi, restando così abbassato, si spostò di scranno in scranno verso il centro. Si fermò, per un istante respirò con affanno. Quello era il momento cruciale, il momento più difficile, che poteva aprire la strada alla speranza o spalancargli la porta della morte. Doveva essere accorto e approfittare di una buona occasione. Fino a quel momento il cielo lo aveva assistito, adesso gli angeli dovevano mettergli le loro ali, e lo stesso San Michele avrebbe dovuto guidare la sua spada. Era la sola possibiità, e l'occasione gli giunse inaspettata quando una voce di donna, spezzata ma decisa, si levò dal centro della scena, attirando per qualche istante l'attenzione dei presenti, con Guxio in testa.
Lei lo stava apostrofando con durezza, affrontandolo a viso aperto, come poche donne avrebbero osato fare, e questo fece sì che quell'uomo terribile concentrasse per qualche istante i suoi su di lei.
Fu in quel momento che si decise. Strisciò dietro l'altare, veloce, più veloce di quanto non fosse mai stato, e con la stessa foga sbucò alle spalle di Guxio, lo affessò con un braccio e poggiò la lama di Samsagra contro la sua gola.
Sapeva benissimo che quel gesto avrebbe provocato in breve la reazione di tutti quei soldati, ma la sua spada gli dava almeno un piccolo vantaggio e poteva far guadagnare tempo agli altri. Non aveva che quell'occasione, e l'avrebbe sfruttata.
"Fermi, manigoldi!" gridò "O il vostro prezioso capo se ne vola dritto all'inferno"
Poi guardò la gente davanti a sè, quella gente cui Talia si era rivolta in modo così accorato.
"Avete sentito? Avete sentito cos'ha detto la vostra signora? Popolo di Cartignone, questi sono i carnefici. Fatevi giustizia, in nome di Dio!"
E sperò che tra la folla Goldblum, Iodix e Gaynor sapessere cogliere quel momento, quel breve momento di sospensione, per guidare la gente di Cartignone ad una giusta rivolta.
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"E tu, Morrigan, strega da battaglia, cosa sai fare?"
"Rimarrò ben salda. Inseguirò qualsiasi cosa io veda. Distruggerò coloro su cui avrò poggiato gli occhi!"
Ultima modifica di Morrigan : 23-02-2011 alle ore 04.08.40.
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