Mi avvicinai a Giselle e l'abbracciai.
"Sistemerò tutto... presto avremo una nuova casa." Le stampai un bacio sulla guancia e poi la congedai. Era troppo affaticata e non potevo permetterle di prendersi cura di me. "Vai nella tua stanza e risposa... ti manderò una cameriera... sai bene quanto mi è cara la tua salute... e non ti preoccupare di nulla." Il mio tono era irremovibile. Non avrei ascoltato le sue proteste.
Una volta rimasta sola con una tinozza d'acqua fumante, congedai le cameriere e iniziai a sciogliermi i lacci dei vestiti.
Strato su strato lasciai cadere a terra ogni singola camicia, fino a quando non riuscii a slacciare il corsetto. Iniziai a strapparne la fodera e ne estrassi le mie uniche gioie.
Erano ancora lì. Tutte quante.
La loro luce aveva reso ancor più brillante la bellezza di mia madre.
Le racchiusi in uno scrigno. Tutti tranne uno. Il diamante blu era montato su una spilla. Era stato il preferito di mia madre, perciò decisi di indossarlo.
Una volta uscita dall'acqua mi sedetti a spazzolarmi i capelli umidi, vicino al fuoco, mentre una cameriera si occupava silenziosamente di portare via i miei vecchi vestiti e un'altra svuotava la tinozza.
Aprii una cassapanca e, incuriosita, iniziai a cercare qualcosa di appropriato da indossare per la cena.
Per la prima volta dopo tanto tempo indossai nuovamente un abito che non fosse tetro come quelli vedovili. Appuntai sul petto la spilla di mia madre e raccolsi i capelli rossi in morbide onde.
Dispensata Giselle dall'accompagnarmi, mi feci guidare da un'ancella verso la sala dei banchetti.