“Molte dame hanno tentato di conquistare il mio cuore…” disse Carrinton ad Altea “… qualcuna forse attratta dalle mie ricchezze, altre magari dalla mia nobiltà… qualcun’altra invece lasciandosi affascinare dal mio aspetto…” chinò lo sguardo e scosse il capo “… ma dietro questo volto si cela un dolore tanto forte da rendermi quasi folle… ma si può conservare il senno quando per anni un demone giunge ogni notte a tormentarmi?”
Si alzò e restò a fissare il ritratto.
Era una sera di Maggio e tutto appariva perfetto.
L’incanto del firmamento, il profumo della campagna in fiore, l’aria che cominciava ad addolcirsi.
Carrinton la stava riaccompagnando a casa.
“Anche stasera è stata una magnifica serata, milady.” Disse.
“Sembra quasi un addio, milord...” mormorò Semanide.
“No, ma forse solo un arrivederci.”
“Partite dunque?”
“Si, ho degli affari.”
“Siate leale con me, milord.”
“Lo sono sempre stato.”
“Allora perché mi avete illusa?”
“Milady, siate sincera…” turbato Carrinton “... mai vi ho fatto credere che...”
“Milord...” lo interruppe lei “... il vostro blasone vi impone di riparare e salvarmi dal disonore...”
“Cosa intendete dire?”
“Aspetto un figlio da voi.”
Quelle parole gelarono Carrinton.
“Ne siete certa?”
Lei lo fissò con occhi di fuoco che ammutolirono Carrinton.
“Non avevo modo di sconfessare quelle sue parole…” mormorò Carrinton, interrompendo il suo racconto “… e fui così costretto a sposarla… e da lì cominciò il mio Inferno...”
Si portò le mani prima sul volto, poi fra i capelli.
“Ho fatto di tutto per amarla, per innamorarmene…” continuò “… ma quella donna era il demonio… sperperava il mio denaro e mi denigrava continuamente… poi scoprii l’amara verità… aveva diversi amanti…”
“Confessa, mi hai tradito!” Gridò Carrinton.
Lei rise.
Carrinton fu sul punto di impazzire.
“Sciocco…” disse lei, quasi indifferente “... l’amore non esiste e ciò che siamo è in realtà solo il modo in cui appariamo agli altri. Non mi sono forse meritata tutto ciò? Non sono apparsa come moglie devota? La mia bellezza non è stata un degno specchio per il tuo casato? Beh, tutto ciò non è un dono, mio bel marito. No, tutto ciò ha un prezzo. E quel prezzo è il tuo denaro e la mia libertà.”
Carrinton, davanti a quelle parole, a quel suo sorriso compiaciuto e a quei suoi occhi di ghiaccio, perse definitivamente la ragione.
Si avventò su di lei e cominciò a stringerle la gola.
Più stringeva, più gli occhi di lei diventavano grandi.
Fu sul punto di ucciderla davvero, ma trovò la forza di fermarsi e fuggire via da quella stanza e da quella casa.
Trascorse la notte fuori, per ritornare a Carrinton Hall solo al mattino seguente.
E fu allora che trovò sua moglie distesa su quel letto, senza vita.
“Questo è quanto…” mormorò Carrinton “… questa è tutta la storia… quando lasciai Carrinton Hall Semanide era ancora viva. Tossiva ed ansimava per lo spavento, ma era viva. E mentre scappavo via udii la sua voce che mi malediva. Giurò di farmela pagare. Di rovinarmi la vita. E forse ci è riuscita davvero…” si voltò di nuovo verso Altea “… ecco, ora sai tutto, Altea… questa è la terribile verità su questa disgraziata storia…”
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AMICO TI SARO' E SOLO QUELLO... E' UN SACRO PATTO DA FRATELLO A FRATELLO
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