Cittadino di Camelot
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LA LEGGENDA DI MELUSINA: LA DONNA SERPENTE.
Melusina era una delle tre bellissime figlie della fata Presina e del re d’Albania, Elinas. Quando pressina sposò Elinas, gli fece giurare che in determinati giorni non le avrebbe fatto visita a nessun costo. Ma Elinas, raggiante per la notizia della nascita delle figlie, si precipitò nelle stanze della regina, sorprendendola mentre faceva il bagno alle bimbe.
Pressina protestò perché egli era venuto meno alla parola data e, prese le figlie, se ne andò per non più tornare. Allevò le bimbe in un’isola lontana ed inaccessibile; esse potevano guardare dalla vetta della montagna più alta verso l’Albania e lamentare così la perdita del loro regno. Quando poi le figlie ebbero l’età giusta per capire, Pressina raccontò loro di come il padre aveva rotto la promessa. Melusina escogitò subito un piano per vendicare la madre e convinse la sorella ad aiutarla. Le tre giovani fate si recarono in Albania dove, con l’aiuto di un incantesimo, imprigionarono in cima ad una montagna il re con tutti i suoi tesori. Quando la madre venne a conoscenza di una tale impresa si irritò moltissimo e le punì severamente.
Melusina fu condannata a diventare, ogni sabato, un serpente dalla vita in giù e tale castigo sarebbe dovuto durare fino a che non avesse sposato un uomo capace di mantenere la promessa di non vederla in quel determinato giorno.
Allora Melusina intraprese un lungo viaggio in cerca dell’uomo che l’avrebbe liberata. Percorse tutta Europa attraversando la Foresta nera e le Ardenne, finchè arrivò nel Poitou, in Francia, dove, nella foresta di Colombiers, divenne regina delle fate di quei luoghi.
Una sera un giovane cavaliere di nome Raimondo, mentre vagava per la foresta, incontrò Melusina vicino alla fontana della Sete. Raimondo si innamorò subito della bellissima fata e la chiese in moglie. Ella rispose che sarebbe stata contenta, a patto che le giurasse che non avrebbe mai cercato di vederla il sabato: il cavaliere promise ed essi si sposarono. Melusina costruì per lui un grande castello, il castello di Lusignan, che sorgeva su una rocca vicino alla sorgente presso la quale si erano incontrati per la prima volta.
Ma l’incantesimo pronunciato da Pressina aveva gettato la sua bieca luce sull’intera esistenza della figlia, la cui prole nacque tutta deforme. Un maligno cugino di Raimondo lo convinse allora a spiare la moglie, dopo aver seminato nella sua mente il seme della gelosia e del sospetto: Raimondo si appostò in un angolino nascosto nell’appartamento della consorte e da lì, un giorno, vide il suo corpo trasformarsi in serpente. Allora venne preso dall’angoscia di poter perdere Melusina per sempre, ma decise di non confidarle la sua scoperta. Uno dei loro figli, però, soprannominato Geoffey del Dente, perché un enorme dente gli sporgeva dalla bocca come una zanna di cinghiale, uccise il fratello Freimund. Nell’apprendere la notizia di questa nuova sventura, il conte Raimondo non potè nascondere il dolore e l’ira e disse a Melusina “inqufuori dalla mia vita, serpente malefico! Tu che hai inquinato la mia razza!” Udendo le sue parole Melusina capì che lo sposo aveva rotto il giuramento e che, per obbedire al proprio destino, se ne sarebbe dovuta andare per sempre. Gemendo e singhiozzando, lasciò il castello del Lusignan e da allora vagò come spettro per la terra con dolore e sofferenza.
Come spesso accade, il utto tra storia e leggenda...
La storia di Melusina fu uno dei racconti più popolari diffusi nel Medioevo.
Nel 1387 Jean d’Arras raccolse tutte le leggende che si conoscevano sull’argomento e le pubblicò nella sua cronaca. Stefano, un monaco del casato del Lusignan, le rielaborò nella “Cronaca di Jean d’Arras” e la storia di Melusina divenne famosa. Molte nobili famiglie europee, tra le quali i Rohan e i Sassenaye, falsificarono i loro alberi genealogici per vantare la discendenza da Melusina. Il casato di Sassenageeven arrivò al punto di rinunciare alla propria stirpe reale pur di annoverare Melusina tra i suoi antenati affermando che, dopo essere stata scacciata dal Lusigna la fata si era rifugiata nella grotta si Sassanaye nel Delfinato.
Secondo una leggenda lussemburghese Melusina, in seguito, sposò Sigfried che, nel 963, espugnò il formidabile Bock, un’enorme rocca che domina la valle del fiume Alzette e con l’aiuto della moglie costruì poi sulla roccia l’inespugnabile fortezza del Letzbelburg, divenuta in seguito il regno del Lussemburgo. Un sabato Sigfried vide Melusina che si bagnava in un’ insenatura riparata del fiume Alzette. Secondo il volere del fato Melusina scomparve e fu tenuta prigioniera nella grande rocca per aver stretto alleanza con un mortale. Ogni sette anni però, ritorna e per un breve periodo la si vede sul bastione della vecchia fortezza; In bocca tiene una chiave d’oro e qualunque giovane riesca a prenderla può chiedere Melusina in moglie, liberandola.
Sempre una leggenda lussemburghese vuole che durante i giorni di prigionia ella si dedichi a cucire una camicia di lino a cui mette un punto ogni sette anni; se la camicia sarà terminata prima che lei venga liberata, allora il Bock e tutta la città di Lussemburgo scompariranno dalla terra con un grande boato.
Taliesin, il Bardo
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"Io mi dico è stato meglio lasciarci, che non esserci mai incontrati." (Giugno '73 - Faber)
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