Cittadino di Camelot
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I VELENI DEL RINASCIMENTO FIORENTINO: LA STORIA DI BIANCA CAPPELLO.
Bianca nacque Venezia nel 1548 dal potente Bartolomeo e da Pellegrina Morosini.
A soli quindici anni sposò il fiorentino Pietro Bonaventuri, dipendente del Banco dei Salviati: le nozze riparatrici furono officiate dopo una romantica fuga, quando ella, abbagliata dalla presunta ricchezza dell’uomo, gli aveva già affidato i prestigiosi gioielli dotali.
L’ignara famiglia sollecitò il Governo della Repubblica a esigerne il rimpatrio forzato, ma il Granduca Cosimo I si oppose alla richiesta ed ella restò a Firenze.
Era già madre della piccola Virginia, quando conobbe Francesco de’ Medici, di fatto asceso al soglio ducale per abdicazione paterna.
Nel gennaio del 1565, pur avendo contratto matrimonio dinastico con la sgraziata arciDuchessa Giovanna d’Austria, figlia dell’imperatore Ferdinando I, si innamorò perdutamente della avvenente Veneziana.
Entrambi condivisero l’infelicità del reciproco disagio coniugale e, se egli visse la frustrazione d’aver avuto sei figlie femmine e non l’agognato erede, ella era delusa dalla modestia del tenore di vita offertole dal marito.
La relazione divenne importante: gioielli, abiti e l’assunzione di Bianca tra le Dame di Corte rimossero anche le remore del Bonaventuri che, assunto come dipendente del Granducato e compensato dalla raffinata dimora contigua a Palazzo Itti e donata dal Duca all’amata, nel 1572 fu assassinato a margine di una misteriosa rissa.
Francesco non fu ritenuto estraneo al fatto di sangue, ma le voci si attenuarono quando, nel 1574, morto il padre, egli s’insediò ufficialmente nella carica granducale.
Tre anni dopo, Giovanna mise al mondo l’atteso figlio maschio Filippo che, a soli otto anni, sarebbe poi mancato.
Quella nascita fece vacillare la posizione di Bianca: disprezzata dai Fiorentini e duramente osteggiata dal potente cognato Cardinale Ferdinando, ella era ben consapevole che, in mancanza di un erede e in conseguenza della eventuale morte di Francesco, sarebbe stata bandita dalla Corte.
Ricorse, pertanto ad un espediente: con una falsa gravidanza, tentò di far passare un neonato come frutto della relazione sentimentale col Duca.
Il bambino: Antonio, in effetti era stato messo al mondo proprio da una scappatella del Duca con una serva.
La sua reale origine non fu mai chiarita e fu oggetto di fitte maldicenze.
Sta di fatto che, volendolo escludere dalla successione, malgrado Francesco lo avesse legittimato come figlio il 19 ottobre del 1583, Ferdinando lo fece passare per illegittimo e gli cedette, in cambio della rinuncia a qualsiasi rivendicazione, un appannaggio mensile e numerosi possedimenti terrieri.
Nel 1578, intanto, a causa di una caduta, era deceduta Giovanna d'Austria.
Bianca ed il Duca, già segretamente sposati, ufficializzarono il loro legame il 10 giugno del 1579.
La loro storia, tuttavia, si concluse tragicamente: la sera dell’8 ottobre del 1587, dopo una battuta di caccia col Cardinale Ferdinando e una cena alla villa di Poggio a Caiano, furono entrambi colpiti da vomiti e altissime febbri.
Si volle che fossero stati avvelenati proprio dal Porporato che, amante della bella vita ed avido di potere, in quel periodo egli aveva perso la testa per Clelia Farnese e aspirava a ricoprire il ruolo di Granduca.
Francesco e Bianca morirono dopo undici giorni di agonia, a distanza di sole dieci ore l’uno dall’altra e senza che l'uno conoscesse la sorte dell'altro.
Ferdinando ascese al trono toscano e negò alla cognata, definita la pessima Bianca, la sepoltura accanto al legittimo consorte e nelle tombe medicee.
Quattro Docenti dell'Università di Firenze hanno recentemente analizzato frammenti del fegato delle vittime, custodito nella chiesa di Santa Maria a Bonistallo assieme alle loro viscere.
Sono state rinvenute tracce di arsenico in quantità letale.
Taliesin, il Bardo
Tratto da:
D. Lippi: Illacrimate sepolture. Curiosità e ricerca scientifica nella storia delle riesumazioni dei Medici
G. Fornaciari, R. Bianucci: Francesco e Bianca: non fu arsenico - Ecco le prove!
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"Io mi dico è stato meglio lasciarci, che non esserci mai incontrati." (Giugno '73 - Faber)
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