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LA MECENATE DEI TROVATORI: ERMENGARDA DI NARBONA.
Ermengarda di Narbona, in occitano Ainerma(r)da de Nerbona o Ermengarda de Narbona o Naimermada de Narbona, detta anche Ermeniarda o Nesmengarda o Na Esmeniartz (1127/1129 – Perpignano, 1196/1197[1]), è stata una viscontessa di Narbona dal 1134 al 1192/3 e un'importante figura politica dell'Occitania nella seconda metà del XII secolo.
Figlia di Almerico II di Narbona e della sua prima moglie, dalla quale prende il nome, Ermengarda è altrettanto nota per essere stata una trobairitz e mecenate di trovatori, tra i quali Peire Rogier, Giraut de Bornelh, Peire d'Alvergne, Pons d'Ortafas, Salh d'Escola e Azalais de Porcairagues.
Almerico II viene ucciso nella Battaglia di Fraga il 17 luglio del 1134, lottando contro gli almoravidi insieme ad Alfonso I d'Aragona, lasciando eredi le sue due figlie: l'infante Ermengarda e la sorellastra più piccola, Ermessinda (figlia avuta con la sua seconda moglie, anche costei con lo stesso nome della madre). Almerico, come risulta da numerosi documenti dell'epoca, aveva almeno un figlio, anche costui chiamato Almerico, morto prima di lui (ca. 1130)[2]. Ermengarda, dunque, a cinque anni o poco più eredita la viscontea di Narbona che, occupando un posto strategico nella politica della Linguadoca, farà gola a diversi pretendenti: i conti di Tolosa, i conti di Barcellona, i Trencavel visconti di Carcassona e i signori di Montpellier.
Alfonso I di Tolosa, rivendica per sé i diritti alla reggenza di Narbona durante la minorità di Ermengarda, invadendo la viscontea nel 1139, sostenuto in questo dall'arcivescovo Arnaud de Lévezou. Come attestato in un documento, nello stesso anno, Ermengarda si trova Vallespir nel territorio di suo cugino Raimondo Berengario IV, conte di Barcellona, presso il quale deve aver trovato rifugio di fronte alla minaccia proveniente da Tolosa.
Un "frammento di una cronaca ebraica"[3] redatta verso l'anno 1160 attesta che nel 1142, Alfonso, la cui moglie Faydid di Uzes era morta di recente o forse era stata ripudiata, cerca di sposare l'allora adolescente Ermengarda. Di fronte a questa prospettiva, che avrebbe capovolto l'equilibrio di potere nella regione con l'aggiunta di Narbona sotto il diretto controllo di Tolosa, si viene a formare una coalizione di signori occitani condotta da Ruggero II di Béziers, visconte di Carcassona, Béziers, Albi e Razès. Nel 1143 Ermengarda sposa Bernardo di Anduze, vassallo di Ruggero II. Alfonso, sconfitto dalla coalizione e fatto prigioniero, è costretto prima di essere liberato a fare pace con Narbona restaurando Ermengarda e il suo nuovo marito nella viscontea.
Nel 1177 Ermengarda mise insieme una coalizione formata da Gui Guerrejat (l'amante di Azalais de Porcairagues), Bernardo Ato V di Nîmes e Agde (nipote di Gui), Guglielmo VIII di Montpellier e Gui Burgundion, onde opporsi a Raimondo VI di Tolosa, il cui potere improvvisamente s'era accresciuto allorché, rimasto vedovo di Ermessenda di Pelet, era diventato governatore di Melgueil.
L'associazione di Narbona con la poesia trobadorica sembra risalire ai primi tempi di questo innovativo movimento, in quanto è una delle sole corti esplicitamente menzionate, unitamente a Poitiers e a Ventadour, da Guglielmo IX di Poitiers (1086-1127), il primo trovatore di cui si sono conservate le canzoni[4][5].
All'epoca in cui Ermengarda governava Narbon, la poesia lirica del fin'amor era al suo apogeo in Occitania. Le numerose allusioni positive a Narbona contenute nelle opere dei trovatori contemporanei sembrano attestare il ruolo di mecenate della viscontessa che la storiografia tradizionale sovente le attribuisce[6][7]
Il trovatore, il cui nome viene più spesso associato alla corte della viscontessa di Narbona, è Peire Rogier il quale, secondo la sua vida redatta verso la fine del XIII secolo[8], dopo avere abbandonato il suo stato di canonico a Clairmont si fece menestrello, pervenendo così a Narbona...
(OCCITANO)
« E venc s’en a Narbona, en la cort de ma domna Ermengarda, qu’era adoncs de gran valor e de gran pretz. Et ella l’acuilli fort e ill fetz grans bens. E s’enamoret d’ella e fetz sos vers e sas cansos d’ella. Et ella los pres en grat. E la clamava « Tort-n’avez ». Lonc temps estet ab ela en cort e si fo crezut qu’el agues joi d’amor d’ella; don ella·n fo blasmada per la gen d’aqella encontrada. E per temor del dit de la gen si·l det comjat e·l parti de se »
(IT)
« ... alla corte di Ermengarda, all'epoca dama di grande valore e meriti, la quale lo accoglie cordialmente donandogli molti benefici. Lui se ne invaghisce e la canta nei suoi versi e canzoni. Ermengarda apprezza molto Peire Rogier il quale la chiama con il senhal Tort-n’avez (« Avete torto »). Soggiorna molto tempo alla corte narbonese, e si presume fosse corrisposto in amore dalla contessa, la quale, biasimata dalle genti di questa contrada e temendo le dicerie, lo congedò e gli permise di allontanarsi da lei »
(Peire Rogier, Vida anonima)
È ad Ermengarda che la trobairitz Azalaïs de Porcairagues si rivolge nella tornada della sua canso[9]:
(OCCITANO)
« ves Narbona portas lai / ma chanson [...] / lei cui iois e iovenz guida »
(IT)
« verso Narbona, portate la mia canzone [...] presso colei che gioia e giovinezza conduce »
(Azalaïs de Porcairagues, Ar em al freg temps vengut)
Bernard de Ventadour dedica un'altra canso alla sua
(OCCITANO)
« midons a Narbona / que tuih sei faih son enter / c'om no·n pot dire folatge »
(IT)
« dama di Narbona alla quale ogni gesto è sì perfetto che non le si può dir mai male »
(Bernard de Ventadour, canso 34, La dousa votz ai auzida, VIII, 58-60)
Secondo Linda Paterson[10], Raimon de Miraval sembra evocare la reputata generosità verso i trovatori, allorché manda un sirventès "valente", tramite il suo giullare, dove dice:
(OCCITANO)
« caval maucut / Ab sela de Carcassona / Et entressenh et escut / De la cort de Narbona »
(IT)
« un cavallo panciuto, con una sella di Carcassona, e un'insegna e uno scudo della corte di Narbona »
(Raimon de Miraval, sirventès XXIX, A Dieu me coman, Bajona, I, 5-8)
Secondo la sua vida, il trovatore perigordino Salh d'Escola soggiorna presso « N'Ainermada de Nerbona ». Alla morte della sua protettrice lui "abbandona l'arte « trobadorica » e il canto" per ritirarsi nella sua città natale di Bergerac[11]. I curatori della vida, Jean Boutière e Alexander Schutz, propongono d'identificare la dama in questione con Ermengarda, il cui nome potrebbe essere stato corrotto durante la copia del manoscritto[12].
Nella sua canzone La flors del verjan, il trovatore Giraut de Bornelh propone di consultare « Midons de Narbona » (traducibile sia come « mia signora » che « mio signore » di Narbona) a proposito di una questione di casisitca amorosa[7].
La viscontessa sarebbe stata relazionata anche con un altro dei trovatori, in particolare Peire d'Alvergne[13].
Probabilmente verso il 1190[14], un chierico francese di nome Andrea Cappellano (in latino, Andreas Capellanus) scrisse un "trattato sull'amor cortese" (in latino, De Arte honeste amandi o De Amore), che ebbe un'importante diffusione nel corso del medioevo. Nella seconda parte del trattato, su « come conservare l'amore », l'autore presenta 21 « giudizi d'amore » i quali sarebbero stati pronunciati dalle dame più grandi del regno di Francia; sette di questi giudizi sono attribuiti a Maria di Francia, contessa di Champagne, tre a sua madre, Eleonora d'Aquitania, altri tre a sua cognata, la regina di Francia Adele di Champagne, due a sua cugina, Elisabetta di Vermandois, contessa di Fiandra, uno all'"assemblea delle dame di Guascogna" e cinque a Ermengarda di Narbona (giudizi 8, 9, 10, 11 e 15), l'unica dama designata dall'autore non imparentata con le altre[15]. Nonostante il carattere probabilmente fantasioso di questi giudizi, essi attestano la fama di cui godeva Ermengarda nel campo dell'amor cortese, anche nella cultura e nelle regioni di lingua d'oïl.
Si pensa inoltre che Ermengarda avesse accolto nella sua corte Rognvald II di Orkney, un principe, poeta e musicista vichingo, durante il viaggio in terra Terra Santa[16], il quale compose per lei una poesia scaldica.[17]
Dopo il 1121 è arcivescovo di Narbona Arnaud de Lévézou, un vecchio amico del conte di Tolosa Alfonso Giordano. Alla sua morte, avvenuta nel 1149, per consolidare il suo dominio sulla viscontea, Ermengarda decide di far nominare arcivescovo suo cognato Pietro II, in modo che i poteri ecclesiastici e laici possano essere uniti nel Narbonese.[18]
Nel 1157, la viscontessa Ermengarda dona all'abbazia cistercense di Fontfroide un vasto possedimento di terre. Questa donazione segna l'inizio della potenza territoriale e religiosa del monastero che rapidamente attirerà altre donazioni, affermandosi come santuario della famiglia vicecomitale di Narbona[19].
Non avendo avuto figli, dopo due infelici matrimoni, Ermengarda designa come erede Pedro Manrique de Lara, il secondo e il primo dei figli sopravvissuti della sorellastra Ermessinda (morta nel 1177) avuti dal conte Manrique Pérez de Lara (ucciso in battaglia a Garcianarro il 9 luglio del 1164)[20]. Nel 1192 Ermengarda abdica in favore di Pietro, ritirandosi a Perpignano, dove morirà cinque anni più tardi.
Taliesin, il Bardo
tratto da wikipedia
1.^ (EN) Toulouse nobility, fmg.ac, agosto 2012. URL consultato il 19 marzo 2013.
2.^ I figli maschi, attestati in più documenti dell'epoca, erano morti prima di lui: il primogenito Almerico, in particolare, appare in tre documenti a fianco di suo padre tra il 1126 e il 1132; un atto del giugno del 1131, mediante il quale il visconte s’impegna con i « suoi figli », prova che essi fossero comunque almeno due a questa data
3.^
« I giorni di Rabbi Todros (Todros II, capo della comunità ebraica di Narbona verso il 1130-1150) furono tempi di grande calamità per la città, poiché il signore di Narbona, Don Aymeric, venne ucciso nel corso della battaglia di Fraga, senza lasciare eredi [che gli sopravvivessero], e il governo della città venne lasciato nelle mani di Donna Esmeineras [Ermengarda], ancora minorenne, terza [dei suoi tre figli]. E i grandi paesi ambivano alla sua eredità, in quanto [la viscontea] è grande e ricca, e la persuasero dunque con tutte le loro forze a sposare il signore di Tolosa, Don Alfonso. Ma il conte di Barcellona, Raimondo Berengario, nemico di questi e parente di Donna Esmeineras persuaderà costei a rifiutarne la mano, consigliandole di sposare Don Bernardo d’Anduze. Si scatena così una guerra che vede la città di visa in due fazioni: una metà appoggia la viscontessa e i suoi consiglieri, mentre l'altra si schiererà con il conte di Tolosa, Don Alfonso. Ora, prima [di questi avvenimenti], vi era a Narbona una grande comunità ebraica di circa duemila unità, tra cui grandi [personaggi] e studiosi di fama mondiale. A causa di queste lotte, essi si disperdettero nel territorio di Anjou, di Poitou e in Francia. Durante questa guerra un pesante tributo fu imposto alla comunità [ebraica] »
(Traduzione francese di Aryeh Graboïs dal testo ebraico originale, in Graboïs 1966, p. 24-25)
4.^ Anglade, op. cit., p.737-738
5.^ Ruth Harvey, « Courtly Culture in Medieval Occitania », in Simon Gaunt et Sarah Kay, éd. The Troubadours: An Introduction, Cambridge / New York, Cambridge University Press, 1999, p. 15.
6.^ (FR) Joseph Anglade, Les troubadours à Narbonne, vol. 23, nº 2, Romanische Forschungen, 1907, pp. 737-750, ISSN 0035-8126. URL consultato il 18 marzo 2013.
7.^ a b (EN) Derek E. T. Nicholson, The Poems of the Troubadour Peire Rogier, Manchester / New York, Manchester University Press / Barnes & Noble, 1976, pp. vii-171, ISBN 0-7190-0614-7.
8.^ (FR) Fredric L. Cheyette, Ermengarde de Narbonne et le monde des troubadours, Aude Carlier (traduttore), Paris, Perrin, 2006, p. 538, ISBN 978-2-262-02437-6. URL consultato il 19 marzo 2013.
9.^ (EN) Fredric L. Cheyette, Women, Poets, and Politics in Occitania, in Theodore Evergates (a cura di), Aristocratic Women in Medieval France, Philadelphia, University of Pennsylvania Press, 1999, pp. 138-177, ISBN 978-0-8122-1700-1. URL consultato il 19 marzo 2013.
10.^ (EN) Linda Mary Paterson, The World of the Troubadours : Medieval Occitan Society, c. 1100-c. 1300, Cambridge, Cambridge University Press, 1995, p. 384, ISBN 0-521-55832-8.
11.^ Vida anonima di Salh d'Escola, testo originale occitano:
« Salh d'Escola si fo de Barjarac, d’un ric borc de Peiregorc, fils d’un mercadier. E fez se joglar e fez de bonas cansonetas. Et estet cum N’Ainermada de Nerbona; e quant ella mori, el se rendet a Bragairac e laisset lo trobar e’l cantar »
12.^ (FR) Jean Boutière et Alexander Herman Schutz, éditeurs, Biographies des troubadours : textes provençaux des XIIIe et XIVe siècles, Paris, A.-G. Nizet, 1973, lvii-641.
13.^ (FR) Jacqueline Caille, Ermengarde, vicomtesse de Narbonne (1127/29-1196/97), une grande figure féminine du Midi aristocratique - La Femme dans l'histoire et la société méridionales (IXe-XIXe siècles). (PDF), 66e congrès de la Fédération historique du Languedoc méditerranéen et du Roussillon (Narbonne, 15-16 octobre 1994), Montpellier, Arceaux 49, 1995, pp. 9-50, ISBN 978-2-900041-19-2.
14.^ Vedi anche verso il 1180, Elisabetta di Vermandois, contessa di Fiandra, e il suo matrimonio nel 1159 con Filippo d'Alsazia, conte di Fiandra quando lei era ancora una bambina, contessa di Vermandois succeduta a suo fratello Raoul II, morta il 28 marzo del 1183; i suoi beni devono passare alla sua sorella, Eleonora, e tramite testamento di costei al re Filippo Augusto, vi sarà la guerra, avendo il conte di Fiandra conservato il Vermandois ingiustamente.
15.^ (EN) John Jay Parry, « Introduction », dans John Jay Parry, traducteur, The Art of Courtly Love by Andreas Capellanus, Columbia University Press, New York, riedizione, 1990 (1941, 1959, 1969), p. 20.
16.^ (FR) Jean Renaud, LXXXVI « la Croisade », in La Saga des Orcadiens, Traduite et présentée par Aubier Paris (1990), Parigi, Aubier, 1990, pp. 195-197, ISBN 978-2-7007-1642-9.
17.^ (EN) Jacqueline Caille, « Une idylle entre la vicomtesse Ermengarde de Narbonne et le prince Rognvald Kali des Orcades au milieu du XIIe siècle ? », dans G. Romestan (dir.), Art et histoire dans le Midi languedocien et rhodanien Xe-XIXe siècle. Hommage à Robert Saint-Jean. Mémoires de la Société archéologique de Montpellier, 21, 1993, p. 229-233
18.^ (FR) Jean-Luc Déjean, Quand chevauchaient les comtes de Toulouse, 1050-1250, Fayard, 1979, pp. 148-149.
19.^ (FR) François Grèzes-Rueff, L'abbaye de Fontfroide et son domaine foncier aux XIIe et XIIIe siècles, in Annales du Midi, vol. 89, 1977, pp. 256-258, ISSN 0003-4398.
20.^ (EN) Spanish nobility, fmg.ac, agosto 2012. URL consultato il 19 marzo 2013.
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"Io mi dico è stato meglio lasciarci, che non esserci mai incontrati." (Giugno '73 - Faber)
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