Discussione: L'inizio della fine
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Vecchio 16-08-2009, 10.23.42   #13
Mordred Inlè
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Vi ringrazio davvero ç*ç le vostre opinioni sono molto importanti per me.

(Capitolo 5 di 6)
05. Artù - parte seconda

"L'ho incontrato. Ti somiglia molto e so che ci sono delle voci... sul fatto che lui sia tuo figlio."
L'arrivo di Morgause era stato una gioia per Artù ma una gioia da non fraintendere. Era la felicità di chi trova qualcuno con cui condividere una colpa ed il peso di un peccato.
"E' un bravo ragazzo. Diverrà un grande cavaliere."
"Fallo diventare un grande cavaliere così potrà ucciderti meglio," sibilò Morgause. Sembrava completamente certa della colpevolezza di Mordred anche se nulla era ancora stato fatto. Sembrava completamente sicura della giustizia di quel gesto compiuto molti anni fa: annegare un bambino.
"E' mio-"
"Figlio? No. E' uno scherzo degli dei per distruggere il tuo regno. Nimue l'ha visto. Sono gli dei di Viviane che tentano di vendicarsi sul tuo sangue e quello di Uther."
Artù scosse il capo. Si era ripromesso di non credere più ad alcuna profezia. Aveva mandato Sagramor a morire, ignorando le suppliche di Mordred, pur di non credere a nessuna profezia.
Un altro motivo per odiarmi, pensò amaramente il sovrano, al quale non sfuggivano le occhiate di rabbia che il figlio sapeva lanciargli.
"Guardati," sussurrò Morgause ed Artù si stupì nel notare i suoi occhi colmi di lacrime. Era la prima volta che la vedeva piangere ed in quel momento si accorse di aver sempre creduto che lei non ne fosse capace.
"Guardati," continuò la donna, "Mordred ti sta uccidendo. Sei dimagrito, lo vedo, sei tormentato, da quando lui è qui. Non devi addossarti le colpe di tuo sangue. Gli dei non possono vendicarsi su di te di qualcosa fatto da tuo padre."
"Ma noi abbiamo fatto pagare a nostro figlio qualcosa che abbiamo compiuto."
Morgause lo abbracciò e gli accarezzò i capelli. Era invecchiata molto dall'ultima volta che l'aveva vista. Ora il suo viso sembrava più quello di una madre stanca ed affettuosa di quanto non lo fosse mai stato.
"Ed allora mandalo via da Camelot. Non c'è ragione per dar modo alla profezia di compiersi e più lui è vicino a te più le possibilità aumentano."
Artù la staccò da sé, sconvolto. "Credi davvero che sarebbe mai capace di uccidermi?"
"Tu non lo vedi come lo vedo io. Non è solo tuo figlio ma anche il mio." Era la cosa più vicina ad un'autocritica che la donna avesse mai fatto. E non avrebbe approfondito, Artù lo sapeva.
"Non posso esiliarlo."
"Perché non vuoi."
Artù non riuscì a negare. Non vedeva ragione per cacciare il figlio che non aveva colpe.
"Allora mandalo in guerra. Mandi tutti i tuoi cavalieri in guerra ma non lui."
"Temo per la sua vita."
"No," replicò Morgause, decisa e sapiente, "temi in ciò che potresti sperare. Quando lui sarà in battaglia potresti persino sperare di vederlo tornare morto."
Il re singhiozzò ma nessuna lacrima cadde dai suoi occhi. "Non è ciò che voglio!"
"Ma ciò che speri! Lascia che sia io a fare tutto."
La voce di Morgause era così dolce e rassicurante, così familiare e materna. Artù non poté non acconsentire, o questo fu ciò che si disse.
Così, qualche giorno dopo, affidò a Mordred un piccolo esercito e lo mandò sulle coste ovest, contro i predoni Irlandesi che razziavano i poveri villaggi indifesi di pescatori. Mordred non protestò e non replicò ma semplicemente partì. I cavalieri di Camelot tirarono un sospiro di sollievo nel vedere che il re sembrava aver smesso di avere quel trattamento di favore verso il nuovo arrivato.
Artù dovette ammettere che una parte di lui riuscì quasi ad essere felice, con l'assenza del figlio. Non doveva più temere di essere messo davanti ai suoi incubi più temibili.
Ginevra invece diventava sempre più scostante, ogni giorno che passava, e delle voci fastidiose iniziarono a vagare nella idilliaca terra di Camelot.
Ho sentito che la Regina ha un nuovo campione che combatte per lei ad ogni torneo
Non è più sir Bors?
Oh no, è sir Lancillotto del Benoic. Il figlio del re Ban. Dovreste vederlo, è l'uomo più bello che sia mai giunto in Britannia.
Se fossi nel re sarei davvero geloso. Sembra che la Regina ed il suo campione trascorrano molto tempo assieme.
Qualche servo giurò persino di averli visti passeggiare una sera nei giardini del castello.
Ginevra non sembrava per nulla turbata da queste voci anzi, quando le capitava di sentirne, smentiva con veemenza ma con un'aria quasi compiaciuta per la loro apparizione. Artù faceva di tutto per ignorarle e la compagni di Morgause lo teneva occupato.
Morgause sarebbe stata un grande condottiero ed un grande sovrintendente, se fosse nata uomo. Sembrava sapere sempre quale fosse la soluzione giusta, come governare sul popolo sempre più spaventato dai sassoni e come amministrare il raccolto quando scarseggiava. Affidarsi a lei, per Artù, era come poter prendere una boccata d'aria fresca in mezzo a mille responsabilità.
E qualche mese dopo Mordred tornò e tutto crollò.
La regina corse nelle stanze del suo re, piangente e distrutta, tremante. Artù la abbracciò nel tentativo di proteggerla da qualcosa che non conosceva. Qualche attimo dopo Morgause irruppe nella stanza e gli raccontò ciò che era successo.
"Mordred, Gaheris ed Agravaine sono piombati nelle stanze della regina! Mordred, oh Mordred, quella vipera! Quel mostro!" urlò Morgause. Solo allora Artù che entrambe le donne erano in abiti da notte, con i capelli sciolti e sconvolti.
"Cosa è successo, mia regina?" domandò il re a Ginevra, tentando di evitare la rabbia della sorellastra verso il figlio.
La regina ci mise qualche minuto a calmarsi fino a riuscire a mormorare un flebile: "Mordred è entrato nelle mie stanze."
"Cosa ti avevo detto?" esultò Morgause.
"Per quale motivo?"
Ginevra nascose il volto sulla spalla del proprio re e marito ed Artù capì.
"Lancillotto."
"Mio signore, giuro, giuro che era solo venuto a parlarmi, lo giuro."
Sfortunatamente il re non le credette. Il suo cuore si distrusse e si frantumò davanti ad una realtà che sapeva da tempo ma che non era mai stato disposto ad accettare. Ed ora se la trovava davanti, nelle vesti della propria regina, una donna e non un angelo, una donna che aveva ceduto alle proprie passioni.
Per un attimo, Artù pensò di voler chiamare le guardie e di chieder loro di farsi portare Lancillotto per distruggerlo e tagliargli la sua dannata testa. Ma le spalle di Ginevra tremarono ed Artù si sentì improvvisamente stanco e vecchio.
"Tornate nelle vostre stanze," ordinò il re.
"Mio signore," supplicò Ginevra.
"Non temete, non vi verrà fatto alcun male. Tornate nelle vostre stanze, questa non è una questione che vi riguarda."
La regina fece per parlare ancora ma Morgause la prese per le spalle e la trascinò dolcemente via, portandola alla porta. Lì, chiamò due damigelle ed una guardie ed ordinò loro di portare la regina sconvolta nelle stanze regali e di sorvegliarla.
"Vattene anche tu, Morgause, voglio stare solo."
Ma la sorellastra non si mosse, anzi, si avvicinò ad Artù e lo abbraccio.
"Va tutto bene, tutte le mogli tradiscono i mariti."
"L'amavo... devo aver fatto qualcosa per renderla infelice altrimenti-"
"Sei troppo buono con gli altri e troppo duro con te stesso."
Artù sorrise. Era una frase che Merlino gli diceva spesso quando lui era solo un bimbo. Sentì un'improvvisa fitta di nostalgia per il vecchio zio scomparso e che, ormai, aveva dato per morto.
"Oddei, Morgause, se lei mi ha tradito, se lei mi ha tradito-"
Morgause appoggiò un dito, delicatamente, sulle labbra del fratellastro e probabilmente meditò anche di baciarlo, per un fugace secondo.
"Lei non ti ha tradito. E' stato un malinteso."
"Ma Ginevra stessa lo ha ammesso."
"No," insistette la donna, "non lo ha fatto. Se lei ti avesse tradito tu dovresti cercare Lancillotto ed ucciderlo. Inoltre dovresti anche ripudiare Ginevra e bruciarla, davanti alla corte, secondo le nostre leggi. Non è così?"
Artù annuì, atterrito. Era vero. Ed era anche vero che Ginevra gli aveva spezzato il cuore ma il re sentiva di non poterla uccidere, non lei, non la dolce regina che un tempo aveva riso per lui.
"Quindi, mio sovrano e fratello, è una vera fortuna che Ginevra non ti abbia affatto tradito con Lancillotto."
"Mordred ed Agravaine avranno già diffuso-"
Ancora una volta Morgause interruppe il sovrano. Era l'unica, in tutta la corte, ad avere un simile potere su di lui ora che la regina aveva perso qualsiasi posto nel suo cuore.
"Mordred, Gaheris ed Agravaine erano gelosi, sono molto vicini a te, anche di sangue, e volevano sbarazzarsi di Ginevra per impedirti di avere altri eredi."
"E' tuo figlio," sussurrò Artù, sconvolto per il modo in cui la sorella parlava del suo stesso sangue. Ma nemmeno lui sapeva se volesse riferisci a Mordred o ad Agravaine con quelle parole.
"Ma tu sei mio fratello. Bandiscili dalla corte. Se la caveranno," aggiunse subito la donna, quando vide la protesta negli occhi del re, "sono i miei bambini, dopotutto."
"Mi stai chiedendo di scegliere tra Ginevra e loro. Tra Ginevra e mio figlio?"
"No," spiegò la sorellastra, "questo è l'unico modo per salvare le vite di tutti. Se accetti il tradimento Ginevra e Lancillotto moriranno e tu dovresti comunque punire quei tre incoscienti per essersi introdotti senza permesso nelle stanze della regina. Ma se non c'è nessun tradimento, come vedi, salvi ben due vite."
E tutto sembrava logicamente perfetto nella calma e rassicurante voce di Morgause.
Non passò nemmeno un giorno che il re ordinò ai tre giovani delle Orcadi di presenziarsi ad un'udienza privata e li esiliò. Agravaine fumava di rabbia e gelosia, mentre guardava disperato ed affamato la madre, impassibile. Gaheris impallidì, sconvolto, e si buttò in ginocchio. Mordred si spezzò.
Artù lo vide chiaramente perché vide qualcosa negli occhi del figlio distruggersi completamente. Amore, fiducia, speranza. Non lo sapeva.
Nel momento stesso in cui i tre giovani uscirono dalla stanza, Artù capì di non aver mai compreso la profezia.
Un peccato che compirai con tua sorella sarà la tua fine.
Quale peccato? Ne aveva compiuto così tanti. Aveva tentato di uccidere il figlio, aveva dato al figlio del bugiardo, non l'aveva mai accettato come figlio e l'aveva cacciato. In confronto a questi, un innocente concepimento non era davvero nulla.
Non ci mise molto a pentirsi del suo gesto e solo due mesi dopo mandò dei messaggeri alla ricerca dei tre e chiedendo loro di tornare a Camelot e che sarebbero stati perdonati se si fossero scusati con la regina. Gahersi tornò immediatamente e con gioia riabbracciò la moglie ed il piccolo bambino che nel frattempo era nato.
Agravaine si rifiutò di ritornare e preferì viaggiare fino al regno di Lot dove si trovava suo fratello Gawain.
Nessuno riuscì a trovare Mordred. Tutti i messaggeri destinati a lui tornavano a mani vuote.
Qualcosa si era distrutto definitivamente in lui, ed in Artù.
Persino Morgause se ne accorse e notò le nuove rughe sul volto del fratello e la nuova freddezza nella sua voce. Lui sembrava aver perso qualsiasi fiducia nel mondo ed in lei e Morgause decise che era ora di andarsene per un breve viaggio di piacere.
Il viaggio di piacere la portò alla sua morte. Era partita con una scorta di alcuni cavalieri, tra cui sir Lamorak, figlio del re Pellinore che tutti sapevano essere uno dei più grandi nemici dei fratelli delle Orcadi da quando Gaheris aveva ucciso in un torneo il suo nipote più giovane. Forse Lamorak aveva voluto vendicarsi o forse era stato un incidente. Morgause e la sua scorta caddero in un'imboscata, o così venne raccontato, e l'unico sopravvissuto fu Lamorak, che riuscì a fuggire mentre Morgause venne trovata abbandonata e senza testa.
Solo una simile notizia riuscì a richiamare Agravaine a Camelot. Il giovane sembrava non riuscire a trovare pace per la morte della madre, una morte così brutale, e partì alla ricerca di Lamorak.
Artù osservava impotente i suoi cavalieri dividersi e fuggire. I fratelli delle Orcadi ed i figli di Pellinore iniziarono una terribile guerra e faida che non terminò finché Agravaine ed il giovane ed innocente Gareth, l'unico rimasto fuori dalla guerriglia, morirono. Lamorak e Pellinore erano morti, così come molti altri della loro famiglia.
Come se non bastasse, Nimue tornò a Camelot ed iniziò a lanciare profezie su una misteriosa coppa magica chiamata Graal che aveva il potere di esaudire tutti i desideri di chi fosse in grado di trovarla. Molti cavalieri partirono alla ricerca della famosa coppa.
Lancillotto non era più tornato, da quella lontana notte, e nessuno aveva più visto Mordred.
Era quasi strano, per Artù, vedere facce nuove e così giovani alla Tavola Rotonda, dove un tempo vi erano i suoi vecchi amici.
Un giorno, anche la Regina scomparve, lasciando dietro di sé una flebile lettera.
Mio re e sovrano Artù,
so di non meritare nulla da voi e di non avere il diritto di chiedervi nulla ma devo domandarvi un solo ed unico favore: lasciatemi partire e ritirare al convento di Canterbury. Là forse potrò guarire le mie ferite e, lontano da me, potrete guarire le vostre.
Sono stata un donna sciocca ma a mio modo vi ho amato e non potete immaginare la mia tristezza nell'avervi così profondamente ferito, perché so che l'ho fatto. Camelot non è più come un tempo, quando tutto sembrava avvolto in una nebbia di speranza e le rose erano ancora rosse. Mi sento grigia, a Camelot, mi sento morta.
Sento che in questa nuova religione di Cristo, forse, potrò trovare una nuova luce di speranza e spero che sarà così anche per voi. Tenete questa croce come pegno del mio amore e del mio affetto,
Vostra Ginevra

Erano solo poche righe ma bastarono. Da quel giorno Artù non tolse mai il piccolo crocifisso che Ginevra gli aveva donato.
Quando, alcune sere, nel suo letto, toccava il piccolo crocifisso argenteo, Artù pensava a tutte le donne che erano entrate nella sua vita e poi ne erano violentemente uscite. Vi era sua madre, una donna che non aveva mai amato suo padre e che, pur di ferirlo, si era uccisa, lasciando solo Artù prima che lui riuscisse a rendersene conto.
C'era poi Morgana, sua sorellastra maggiore, bellissima e velenosa come una febbre. Sapeva mentire e voleva diventare Artù e non si tratteneva dall'usare qualsiasi trucco per il suo scopo.
Elaine, un'altra sorella che si era sigillata in un convento, nella speranza di dimenticare tutti gli uomini.
Morgause, la più bella e la più dolce, con la quale aveva compiuto le azioni più crudeli e terribili ma che lo aveva sempre saputo amore ed accudire.
Ed infine Ginevra, la donna bellissima e perfetta, irraggiungibile. La donna che più di tutte lo aveva ucciso.
Vi erano anche le donne che non aveva mai conosciuto bene: Nimue e Viviane, due streghe che sembravano odiarsi a vicenda e tramare nell'ombra per scopi impossibili a tutti da comprendere.
E fu proprio una delle due, Nimue, che andò a fargli visita. Nessuno osò fermarla perché tutti la temevano e, dopotutto, Nimue, per quanto misteriosa fosse, non aveva mai avuto motivo per volere male ad Artù.
"Lady Nimue, finalmente vi conosco."
"Mio re," si inchinò la donna. Con delusione, Artù notò che aveva l'aspetto di una qualsiasi contadina. Le mani erano piene di calli e la pelle iniziava ad avere qualche macchia bruna, fra le dita. I capelli, di un biondo cenere stopposo, erano raccolti in una lunga treccia. Anche i suoi occhi sembravano molto comuni. Castani, o verdi.
"A cosa devo l'onore della vostra visita? Volete allettare anche me con visioni del Graal?"
Nimue rise e si inchinò di nuovo. "No, mio signore, sono qui per dirvi addio. Sono malata, purtroppo, ma non perdete tempo a compatirmi perché avevo visto il futuro e sapevo sarebbe successo."
Artù la osservò, a disagio. "Mi dispiace per il vostro male, lady, so che siete stata importante per Merlino."
"Merlino," sorrise Nimue, "è stato l'uomo da me più amato ed odiato. Lui era tutto ciò che io non potevo essere, eppure anche i più grandi muoiono. So che una parte di voi spera ancora in lui, ma è morto. Molto tempo fa. Viviane è riuscita ad ucciderlo e lei è morta con lui."
Il re si sentì piccolo, ed impotente.
"Tutti i grandi del passato sono morti o quasi," continuò Nimue, "tutte le profezie, la magia-" sospirò come fanno coloro che ricordano qualcosa di particolarmente divertente, "Morgana è l'unica rimasta a saperla usare. Anche Morgause è morta."
Era vero. Da anni ed anni nessuno usava più la magia e coloro che la sapevano usare, coloro che profetizzavano, erano scomparsi.
"Che cosa accadrà?"
"A voi? Al regno? Alla magia?"
"Ditemi."
Nimue si guardò le mani rugose e secche, aprendole e chiudendole, per testarle. "E' la fine. Ma è iniziata da tempo. Non piangete, mio re, tutto ha fine prima o poi e la fine è l'inizio di qualcosa di nuovo."
"Perché siete qui, dama Nimue?"
"Merlino vi voleva bene, molto. So di non aver fatto abbastanza per lui e spero, con la speranza dei vecchi e degli sciocchi, di poterlo ripagare aiutando voi. Si avvicina un grande pericolo."
"Come posso scongiurarlo?"
La maga tese una mano e chiese al sovrano di darle Excalibur, la spada che anni prima Merlino aveva donato al suo giovane e spaventato nipote.
"Questa lama è impregnata di una magia più potente di qualsiasi cosa. La stessa magia del Graal. Una magia di un altro mondo."
"Allora il Graal esiste."
"E speravo che qualcuno lo trovasse per voi," Nimue ridacchiò, "ma sono degli incapaci."
"Non capisco, a cosa vi serve la mia spada?"
Nimue toccò l'elsa, con adorazione e sguainò la spada con riverenza. "Vi donerò la mia magia. Voi siete un grande re e meritate questo dono. Forse è qualcosa che avrebbe fatto anche Merlino se avesse potuto, ma è morto prima. Lo farò io al posto suo."
Artù si alzò, allarmato. Non era spaventato per ciò che Nimue avrebbe potuto fare ma semplicemente per il momento in cui si trovava. Perché sapeva che Nimue sarebbe morta davanti a lui.
"Meritate di regnare ancora molti anni e di essere perdonato e di perdonare. Vi dono la vita e dono alla vostra spada il potere di salvarvi."
Il re non riuscì a fermare la strega, o maga, ma solo a correre verso di lei ed ad afferrarla quando questa chiuse la mani sulla lama, sprizzando sangue e cadde a terra. Una simile ferita non avrebbe mai ucciso nessuno ma Nimue era morta.
Ed Excalibur brillò leggermente, per un attimo.

Artù non ci mise molto a capire che il dono di Nimue era quanto mai prezioso.
Notizie allarmanti iniziarono ad arrivare da est e da nord. Nuove orde di sassoni erano sbarcate, rubando terre ai sassoni che si erano stabiliti oltre Londinium. Eserciti di quei bruti e barbari biondi si stavano quindi avvicinando al regno di Camelot, alla ricerca di nuove terre e nuove ricchezze.
Camlann era una piccola cittadina tra Londinium e Camelot ed un esercito di sassoni era riuscito a giungere fino a lì.
Gawain non perse tempo e fuggì da Camelot alla ricerca di Lancillotto e dei suoi rinforzi. Artù lo pregò di affrettarsi perché la cerca del Graal, le faide, il tempo, avevano indebolito le sue schiere ed il numero dei suoi eserciti.
Sir Kay andò per primo, con un piccolo esercito, all'insaputa di Artù, sperando di sbaragliare i sassoni e spaventarli abbastanza da farli fuggire. Sfortunatamente la retata fu un disastro ed il fratello adottivo del re tornò a Camelot ferito e con la coda fra le gambe.
Le donne, i vecchi ed i bambini fuggirono dalla città sentendo il respiro sassone sul collo, avvicinarsi sempre più e sempre più velocemente. Le Orcadi ed il regno di Lot furono pronti ad accogliere tutti i fuggitivi ma si rifiutarono di mandare rinforzi, sentendo anche loro di averne bisogno per il futuro.
Erano anni che Artù non combatteva nuovamente in una battaglia e questa volta fu con un senso di soddisfazione ed eccitazione, come la prima volta che lo fece da ragazzo, che decise che avrebbe condotto lui l'esercito. Sapeva di doverlo fare perché i suoi soldati avevano bisogno di tutto l'appoggio ed il sostegno possibile e la leggenda della mitica Excalibur sembrava dar loro forza.
Lasciò Kay, ferito, e Bedivere, il sovrintendente, ad occuparsi di Camelot e sperò che Gawain lo raggiungesse presto assieme a Lancillotto.
Prima di arrivare a Camlann sperò ancora in un accordo ma quando giunse e provò a mandare qualche ambasciatore, capì che i sassoni erano troppi e troppo affamati per qualsiasi tipo di accordo.
Sapeva di doversi battere con loro e questo non lo stupì.
Ciò che stupì davvero il sovrano fu vedere Mordred nelle loro file.
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[English Arthurian fandom]

❒ Single ❒ Taken ✔ In a relationship with arthurian legends
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