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#351 |
Cavaliere della Tavola Rotonda
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Chantal fissava nel buio, cercando di scorgere i tratti di quella sagoma che si confondeva tra l’oscurità e le paure della ragazza.
La sagoma restò immobile ed in silenzio davanti a Chantal per alcuni istanti che sembrarono eterni. La Luna per un breve momento, squarciando le sottili nuvole che la coprivano, illuminò la vetrata davanti alla quale era ferma quella figura. Chantal allora vide i suoi occhi ed i tratti del suo volto. Era un ragazzo. Un ragazzo che lei conosceva. “Madame…” disse “… vi ho cercata per il giardino e al pianterreno… vostro zio, padre Adam… ecco… è accaduto qualcosa… io sono salvo per miracolo… sono riuscito a fuggire, ma non sapevo dove andare e con chi parlare…” ![]()
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AMICO TI SARO' E SOLO QUELLO... E' UN SACRO PATTO DA FRATELLO A FRATELLO Ultima modifica di Guisgard : 23-09-2011 alle ore 04.01.02. |
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#352 |
Cavaliere della Tavola Rotonda
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“Mettermi nei guai?” Mormorò Renart mentre Talia si allontanava dal tavolo. “Si vede che non mi conosci per niente!”
Un attimo dopo la ragazza uscì dalla locanda e subito al tavolo di Renart tornò ad avvicinarsi la figlia del locandiere. “Ti ha lasciato già da solo la tua amica, bel soldato?” Renart rispose con una smorfia. “Non badarci, si vede lontano un miglio che è di quelle con la puzza sotto il naso.” Continuò la ragazza. “Ah, lasciami perdere!” Scuotendo il capo Renart. “Bah, le donne…” con aria insofferente “… correre dietro a quell’idiota mascherato! Giuro che questa è la cosa più stupida che io abbia mai fatto!” “La più stupida è piangerti addosso per quella lì.” Ridendo la ragazza. “Avanti, vuoi davvero passare così la serata?” “Hai un’idea migliore?” “Chissà…” con malizia la figlia del locandiere “… ma questo dipende da te, bel soldato…” Talia, intanto, era già in strada. Qui vi erano ancora i balli e i canti di quei giovani contadini. Allegria, musica e motteggi animavano quella caotica compagnia e tutti coloro che assistevano a quell’improvvisato ed irriverente spettacolo. La ragazza si incamminò allora verso la collina vicina. “Buonasera, madamigella!” Salutò all’improvviso qualcuno. Un carro con diverse persone, aveva affiancato Talia. “Dove te ne vai tutta sola?” Chiese uno di quelli sul carro. Era uno dei carri tanti che attraversavano le strade, portando i giovani contadini da un lato all’altro della cittadina e della campagna a gozzovigliare. “Unisciti a noi per cantare alla libertà e alla fratellanza ritrovata!” Continuò quel giovane contadino. “Siamo diretti sulla collina, dove balleremo e canteremo tutta la notte!” “E faremo l’amore fino all’alba!” Ridendo una ragazza di quella compagnia. “Piano, Esmeralda, o la spaventerai!” Disse una sua compagna. “Spaventarla? E perché mai?” Stupita Esmeralda. “Non ci sono mica più i preti ad invocare i castighi del girone dei lussuriosi!” “E quando mai tu ti sei lasciata intimorire dai proclami dei preti?” Replicò un altro di loro. “Forse solo quando mia madre mi mandò a studiare dalle suore!” “Oh, Cielo! Ti sto immaginando come una suora, Esmeralda!” “Ma di clausura, mi raccomando!” E tutti risero di gusto. “Dai, forza!” Esmeralda a Talia. “Avanti, unisciti a noi!” ![]()
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#353 |
Cavaliere della Tavola Rotonda
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La sala era illuminata a giorno ed i musici accompagnavano l’ingresso degli ospiti con la loro musica.
Nel centro della sala qualcuno si era già abbandonato alle danze, mentre servitori, paggi e valletti portavano sulle tavole vino, liquori ed ogni genere di leccornia. Fatto il suo ingresso molti sguardi furono per Melisendra. La ragazza era infatti un vero incanto ed il suo splendore sembrava non avere eguali, ammaliando i cavalieri ed oscurando le altre dame. Il portamento era fiero, lo sguardo sicuro. Ma nonostante ciò, dentro di lei vi era ansia e paura. “Siete bellissima, madame…” nella sua mente echeggiavano le parole di Giselle “… se solo i vostri genitori potessero vedervi…” “Mia cara, siete un incanto!” Andandole incontro lord Tudor. “Ma perché quel velo di tristezza sta attraversando il vostro meraviglioso sguardo?” Con stupore lord Tudor, avendo colto l’inquietudine della giovane. “La tristezza e la malinconia sono fatte per i mortali, non per una dea.” Sorridendole. “Venite, vi prego…” porgendole il braccio “… la mia pupilla, lady Gonzaga non è ancora giunta e quanto a mio nipote, beh, l’avete conosciuto anche voi e sarei uno sciocco se mi aspettassi qualcosa da lui… volete allora essere voi ad affiancarmi come padrona di casa, milady? Badate che un rifiuto mi addolorerebbe.” La condusse allora a conoscere i vari ospiti, il meglio dell’aristocrazia inglese. “Vedo che siete a vostro agio qui, madame…” disse all’improvviso qualcuno alle sue spalle “… le mie felicitazioni nel ritrovarvi sana e salva in questa nobile terra… fortunatamente non avete condiviso il triste destino della vostra famiglia…” sorridendo Missan “… almeno… per ora…” “Ah, milady…” turbato lord Tudor “… vedo che avete appena fatto la conoscenza di messer Missan, privato gentiluomo di Francia.” “Fortunatamente la fama della bellezza dell’ex duchessa Du Blois è nota a tutti a Magnus…” mostrando un lieve inchino Missan “… è un onore, madame…” ed un sottile ghigno sorse sul suo volto. ![]()
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#354 |
Cittadino di Camelot
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Residenza: Dai boschi nebbiosi
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Al braccio di Lord Tudor riacquistai tutta la mia sicurezza, mentre mi presentava ai suoi ospiti.
Improvvisamente una voce conosciuta si intromise tra le piacevoli chiacchiere e le presentazioni. Ancora prima di voltarmi sapevo esattamente chi mi sarei trovata davanti. "Messere..." lo salutai come un vecchio amico, sorridendo. "Se sono nota a Magnus, come dite, è una vera fortuna che la bellezza non sia patrimoniabile, altrimenti dovrei rendervi conto perfino di questo", dissi con tono scherzoso e continuando a sorridere. Poi mi voltai verso Lord Tudor. "Milord, ho già avuto occasione di conoscere messer Missan ad Animos... pardon, Magnus... in circostanze, come dire... precipitose. Sì, credo si possa definire così il tempo che intercorre tra l'arresto e il processo... devo ammettere che non vi avevo subito riconosciuto, messere, il vostro aspetto è ingannevole... potreste passare quasi per un gentiluomo." Il disprezzo trapelava dalle mie parole e dalla gentilezza affettata della mia voce. "Vi auguro un piacevole soggiorno in Inghilterra." Sfiorai il braccio di Lord Tudor, il cui viso esprimeva ancora una certa ansia.
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Ama, ragazza, ama follemente... e se ti dicono che è peccato, ama il tuo peccato e sarai innocente. |
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#355 |
Cittadino di Camelot
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"Mi hai spaventata!Dov'è mio zio,dimmi,dov'è?"Disse concitata Chantal appena riconobbbe nella sagoma il ragazzo che era venuto a chiamare suo zio su espressa richiesta di suo nonno.Esetien,ricordava si chiamasse,ma non trovò la forza di chiamarlo per nome.
"Rispondimi,te ne prego..sono in pena!Cosa è accaduto,come hai fatto a tornare da solo?" Poi gli corse incontro e se lo strinse al grembo:"Hai avuto paura,piccolo?Vi hanno fatto del male?" "Ora sei quì,è tutto passato"Cercava di rasserenarlo mentre lo stringeva accarezzandogli il capo. "Adesso,ascolta,"chinandosi sulle vginocchia,"è importante che tu mi dica cosa è accaduto.Chi avete incontrato?E di mio zio,cosa sai dirmi?"Cercò di mostrasi calma perchè il ragazzo si acquietasse,ma nell'animo di Chantal si annidavano paura,angoscia,rabbia e frustrazione poichè si sentiva impotente in tutta quella vicenda,e affranta.Poi accarezzò il volto del ragazzo e gli posò un bacio tra i capelli,per poi stringerlo di nuovo a sè ad infondergli protezione. "Sei al sicuro,ora,tranquillo."Gli ripeteva. E ripensò a suo zio mentre le luci del giorno prendevano a schiarire gli ambienti della sala che apparivano sempre più viscerati di desolazione. |
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#356 |
Cittadino di Camelot
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Residenza: Dove il sole è più cocente, e il mare più limpido..
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Fissai un pò il soffito.. <<Quanti ricordi..>> guardai Marco con sguardo malinconico e poi iniziai a dire
<<Avevamo più o meno dieci anni.. Era una notte piovosa.. Vivevamo qui da quando eravamo nati insieme ai nostri genitori.. C'erano due uomini nel giardino fuori casa.. Erano Ginestrini e volevamo rubare tutto ciò che avevamo ci minacciarono con un coltello..>> Una lacrima solitaria solcò il mio viso.. <<Mio padre e mia madre per salvarci la vita ci fecero da scudo.. I due assasini rubarono tutto.. Andammo a vivere con nostra zia in paese che per mantenerci dovette vendere la torre.. Poi un paio d'anni fa le nostre strade si divisero fino a oggi.. Quando ce ne andammo tenni una copia della chiave di questa torre.. Mi ero ripromesso di tornare ma fino ad oggi non avevo mai avuto il tempo.. Comunque qui dentro è rimasto tutto come allora..>> Nella camera calò il silenzio.. Marco silenziosamente pianse qualche lacrima..
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"And all i want is the taste that your lips allow, my my my , Give me love" ![]() |
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#357 |
Cittadino di Camelot
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Io ero una gran seccatrice, una donna ovviamente....ma io non gli avevo imposto la mia presenza.....inatnto eravamo giunti in un luogo strano.....un pastore senza pecore.....e il bianco il rosso e il blu....il blu, se fosse stato il nero avrebbe avuto un significato logico, ma il blu fu qualcosa che mi suono' strana.....seguii con lo sguardo le indicazioni dell'uomo, e quello che riusciia vedere non erano soltantogli spuntoni rocciosi, ma la spelonca che a quanto pare era la catacomba indicata dal locandiere...fu breve il saluto tra i due....la mia mano era ormai un unica cosa con la sua....e mentre mi trscinava dette un'altra delle sue fantastiche battute....." Mi spiace se sto disturbando la vostra giornata con ciacole da femminuccia......forse vi siete accorto che sono una donna solo ora, ma forse non vi siete accorto che mi state trascinando da qualche giorno, senza esservi degnato di dirmi quali sono i vostri progetti.....ovviamente per voi sono solo cose da nulla, vi avverto....in quella spelonca, saremo al sicuro....ma potremmo anche essere in pericolo.......e siccome con il regno dei morti ho una certa esperienza......cosa farete, mi pregherete di parlare ?......Euridice....vi ricordo che quando orfeo non senti' piu' i passi della moglie ...voltandosi la rimando' nel regno dei morti........come faro' a farvi sapere che vi sto seguendo docilmente ?.......forse sarebbe meglio che continui a tirare fuori il fiato....non mi perderete di vista.....!!!..."...Smisi di parlare quando incominciammo a salire verso gli spuntoni rocciosi, alcuni erbusti si intrecciarono alla veste, procurando deipiccoli strappi e graffi alle caviglie.......il fatto che mi tenesse per mano mi aiutava a non perdere l'equilibrio.......finche' un varco si aprii..davanti ai nostri occhi e il buio ci si presento' come un velo invalicabile, avevo letto qulcosa di Platone.....la caverna, " Bene mio amato Orfeo.....la vostra Euridice e' pronta, ben venuto nel mondo della verita' ".....questa volta fui io a tyrascinarlo all'interno della caverna....un odore di terra umida....
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#358 |
Cittadino di Camelot
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Stavo in mezzo a un piazzale davanti a una carrozza che era di propietà del ambasciatore Missan mi fu chiesto da lui in persona di non spostarmi dalla carrozza e cosi obbedi senza dire nulla rimasi fermo in mobile guardandomi intorno e scrutando ogni angolo di quella piazza
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#359 |
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Esetien, grazie alle parole di Chantal, sembrò calmarsi.
Era giunto pallido e visibilmente spaventato. E ripreso un filo di coraggio mormorò: “Padre Adam ed io, dopo aver lasciato questo palazzo, giungemmo presso mio nonno… egli era in fin di vita e chiese a vostro zio di confessarsi e comunicarsi col Corpo di Nostro Signore… ma per consacrare il Corpo ed il Sangue di Cristo c’era bisogno di vino ed in casa noi non ne avevamo…” Fissò Chantal e iniziò a raccontare… “Bisogna procurarsi del vino, ragazzo…” disse padre Adam ad Esetien “…senza quello non posso comunicare tuo nonno…vi è una locanda nei dintorni?” “Si, ma non so se ne hanno...” rispose Esetien “... il vino è un bene raro e prezioso da queste parti...” I due allora si recarono verso la locanda. Era questa un luogo malfamato, senza troppi clienti. “Buonasera, buonuomo...” avvicinandosi al bancone padre Adam “... avete del vino?” “Vino di questi tempi?” Seccato il locandiere. “Dite, ma da dove venite? Non sapete che negli ultimi giorni ci sono state razzie e assalti a case e botteghe? Solo ieri i soldati sono riusciti a riportare l’ordine in città! Tutta colpa di quei dannati Pomerini! Prima hanno affiancato i Ginestrini, poi, forse corrotti dai chierici e dagli aristocratici, hanno deciso di rivoltarsi contro la repubblica! Dannati traditori!” “Vi chiedo scusa, ma abbiamo fretta...” fece padre Adam “... ci occorre del vino con una certa urgenza...” “Io non posso aiutarvi, amico.” Scuotendo il capo il locandiere. “Vedete, l’ultima bottiglia l’ho appena data a quei due soldati...” indicando col capo due militari che bevevano ad un tavolo. “Ehi, amico…” ad un tratto uno di quelli. “Dite a me, signore?” Voltandosi padre Adam. “Si, a voi... abbiamo sentito che volevate del vino... venite qui e ve ne offriremo un bicchiere...” Padre Adam, che prudentemente celava la sua identità, fissò per un attimo Esetien. Il ragazzo si accorse di un lampo che attraversò, per un attimo, l’azzurro degli occhi del chierico. ![]() “Perdonatemi, madame…” disse, interrompendo il suo racconto, Esetien a Chantal “... potrei avere un po’ d’acqua? Ho la gola secca...”
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#360 |
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L’ingresso di quell’antro.
Dove conduceva? Davvero nell’Aldilà? Nel regno dei morti? “Qui saremo al sicuro…” rompendo finalmente il suo lungo silenzio Monsieur “... meglio i morti che gli spettri… ed ormai questo paese è pieno di spettri…” scendendo in quell’Oltretomba ed aiutando Elisabeth a seguirlo “… spettri e demoni pronti a tormentarci e a rubarci l’anima…” Giunsero così presso un lungo corridoio, un tempo utilizzato per seppellire i morti. Il buio ed il mistero regnavano sovrani, come se non ci fosse altro lì sotto. “Già, siete una donna…” voltandosi verso Elisabeth “… e se anche non me ne fossi accorto prima, ci avrebbero pensato le vostre parole a raffica a ricordarmelo.” Aggiunse sarcastico. “Volete sapere cosa sta succedendo, madame? Bene, sappiate che abbiamo raggiunto un luogo segreto ed inaccessibile ai più… un luogo celato da nomi in codice, segni e segnali… vedete, i Rossi sono i Ginestrini per via dei loro abiti e del sangue che hanno versato, i Blu sono chiamati i nobili per il loro sangue ed infine i Bianchi sono ovviamente i chierici.” Ad un tratto, dalla profondità del corridoio, si accese una luce, probabilmente una torcia. “Ecco, mia cara Euridice, il nostro Mercurio che ci indica la strada…” indicando quella luce Monsieur. I due raggiunsero la torcia e si ritrovarono nel ventre di quella grotta sotterranea. Era illuminata da diverse fiaccole ed ospitava un buon numero di persone. E tutte quelle persone sembravano in attesa di qualcosa. “Ecco…” sussurrò Monsieur ad Elisabeth “… sta per cominciare...” ![]()
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