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Cavaliere della Tavola Rotonda
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“Per carità!” Esclamò Guisgard a quelle parole di Melisendra. “Rimpiangete di essere una donna, milady? Io non potrei immaginarvi diversamente!” Assumendo un’aria di vivace stupore. “Si, decisamente.”
Poi, il nipote del duca, si voltò lentamente nella direzione in cui sembravano fissarsi gli occhi di Melisendra. “Un uomo che vi causa tanto turbamento…” mormorò con sufficienza “… beh, sarà senza dubbio un uomo straordinario…” In quel momento ai due si avvicinò Gaynor. La Ginestrina disse alcune parole a Melisendra, attenta a non farsi udire da altri. Un attimo dopo le due dame si allontanarono di qualche passo da Guisgard. Il tutto però avvenne sotto gli occhi attenti e vigili di Missan. “Lasciatemi indovinare, vi prego…” disse Guisgard avvicinandosi all’ambasciatore “… no, non ditemelo… il rappresentante di qualche corporazione, a cui mio zio ha causato noie! Ho indovinato?” “Oh, spiacente di deludervi, monsieur…” “Monsieur?” Ripeté Guisgard. “Ah, ma allora siete francese!” “Missan, ambasciatore della Repubblica di Magnus.” Con un lieve inchino. “Felice, onorato, fortunato.” Rispondendo a quell’inchino Guisgard. “Che popolo affascinante il vostro. Adoro tutto di voi, sapete? Dalla letteratura, ai formaggi. E senza parlare del vino poi. Si, decisamente un gran popolo quello francese, sebbene abbiate un dolente punto debole, specialmente voi di Magnus… il collo, amico mio.” E rise. “Il collo?” Ripeté Missan. “Beh, non sapete annodarvi i nastri alle camice!” Esclamò Guisgard. “Guardate qui!” E gli sciolse il nodo che ornava la sua camicia. “Ma, non temete, vi darò io delle lezioni. Alla moda di Barcellona, promesso.” “Siete gentile, monsieur.” “Cosa vi ha spinto qui, nell’umida Inghilterra?” “Beh, bisogna pur curare i rapporti con i nostri vicini.” Rispose Missan. “E poi, devo dire, sono attratto dalla flora di Camelot, monsieur.” “Davvero?” Stupito Guisgard. “Eppure, da quanto sento, è da voi che i fiori destano meraviglia. Come quella famosa banda di misteriosi individui… il Giglio Verde…” Missan lo fissò. “Sapete che quegli individui, sebbene così fuori moda e dai dubbi gusti, mi hanno ispirato dei versi? Volete ascoltarli?” “Con piacere, monsieur.” “Ecco… s’intitolano il Giglio Verde, di sir Guisgard Tudor…” Sorrise e cominciò a recitare: “Chi mai sarà e da dove mai arriverà? E Magnus, tutta inquieta, dov’è non sa. E la repubblica dietro quel nome si perde. Sarà Angelo o demonio, quel Giglio Verde?” “Deliziosi.” “Vi ringrazio.” “Specialmente i versi… E la repubblica dietro quel nome si perde...” “Ah, si, piacciono tanto anche a me!” Esclamò Guisgard. “Perché vedete… tutti lo cercano e questo da ai versi un certo… non so… come dire… massi, mi avete capito, no!” “Perfettamente.” Sorridendo Missan. “Ora perdonatemi, ma sono atteso. Arrivederci, caro sir Guisgard.” “Arrivederci, signor ambasciatore.” Un attimo dopo Missan, lasciato Guisgard, si avvicinò a Melisendra e a Gaynor.
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AMICO TI SARO' E SOLO QUELLO... E' UN SACRO PATTO DA FRATELLO A FRATELLO Ultima modifica di Guisgard : 26-09-2011 alle ore 01.08.58. |
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#372 |
Cavaliere della Tavola Rotonda
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“Allora siete di alto lignaggio, milady.” Disse Carrinton fissando Altea. “Già, il ricevimento al palazzo di lord Tudor…” continuò “… sembra che la metà degli abitanti di Camelot siano diretti là… come detto sono atteso proprio dal duca e non intendo farlo attendere oltre… i miei omaggi, lady Altea… cavaliere…” fissando poi Lyo con uno strano sguardo.
Un attimo dopo il nobile si allontanò con i suoi uomini. “Che grand’uomo!” Esclamò Lyo. “Sembrava non volersene andare più! I tipi come lui rendono l’aristocrazia invisa al popolo!” Si voltò poi verso Altea. “Siete in collera con me, milady? Ho dovuto fare ciò che ho fatto. Vedete, quel Carrinton è uomo furbo e se avesse anche solo sospettato di noi due, ci avrebbe causato diversi problemi.” Si avvicinò alla ragazza sorridendole. “Avanti, cosa devo fare per meritare il vostro perdono? Volete che uccida un drago qui, su due piedi per voi? Però in giro non ne vedo… forse in Irlanda, ma qui ultimamente scarseggiano…” guardandosi intorno “… un orco? Andrebbe bene lo stesso? Altrimenti posso iscrivermi al primo torneo che trovo. Così, vincendo, vi farei incoronare come Madrina della Giostra. Cosa ne dite?” E rise di gusto. “Su, milady, sorridetemi. E’ stato così brutto baciarmi? Per me è stata la cosa più bella che mi sia mai capitata.” Le fece l’occhiolino. “E sia, sarò un degno cavaliere. Per farmi perdonare vi porterò con me al ricevimento di lord Tudor. E vi prometto che sarete la dama più invidiata.” La fissò con attenzione. “Avete un abito da festa? Altrimenti ci penserò io. Conosco un ottimo sarto e sono certo che nella sua bottega troveremo un abito degno per l’occasione. Allora, accettate il mio invito, milady?”
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Daniel e Marco era stati bastonati e legati da alcuni uomini che li avevano sorpresi nella torre diroccata.
Ad un tratto però qualcun altro giunse nella torre. “Milord, abbiamo trovato questi due gaglioffi qui…” disse uno di quegli uomini al nuovo arrivato. “Questa faccia non mi è nuova…” mormorò Carrinton fissando il volto di Daniel “… massi, ora rammento… tu sei quel gaglioffo che presta servizio come scudiero presso il nipote di lord Tudor… sapevo che prima o poi avresti commesso qualche altro reato, canaglia… beh, ora metteremo fine alla tua carriera di ladruncolo…” “Lo portiamo al vostro castello, milord?” Domandò uno dei suoi. “No, non ho tempo di passare al castello…” rispose Carrinton “… sono atteso al ricevimento di lord Tudor… ma non voglio per questo perdermi lo spettacolo… portateli giù…” Gli uomini di Carrinton allora portarono i due fratelli nello spiazzo davanti alla torre, dove prepararono due corde per impiccarli. “Fate presto che ho fretta.” Disse Carrinton. “Voglio vederli penzolare dall’albero più alto.” “Cosa succede qui?” Urlò all’improvviso qualcuno. “Come osate interrompere questa giusta esecuzione?” Con rabbia Carrinton. “Con quale autorità giustiziate questi due giovani?” Chiese Hagus. “Li abbiamo sorpresi in questa torre.” Rispose Carrinton. “Erano giunti sicuramente per rubare.” “Quel ragazzo” dissi Hagus indicando Daniel “è lo scudiero di sir Guisgard Tudor e impiccandolo ne risponderete direttamente a lui!” “Sir Guisgard dovrebbe essere più attendo ai suoi servi.” Fece Carrinton. “Li abbiamo sorpresi in questa proprietà privata e ora applicheremo la legge!” “Questa torre è di proprietà di lady Gonzaga!” Disse Hagus. “E solo lei può decidere su questa sentenza! Voi, lord Carrinton, non avete diritto su queste terre!” Carrinton fissò con astio Hagus, mentre i suoi uomini tenevano stretto in una morsa il giovane Daniel, in attesa di un ordine del loro padrone.
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Monsieur fissò Elisabeth.
La donna era visibilmente in ansia, come se percepisse qualcosa in quell’ambiente. I morti… Vi sono forse dei luoghi dove il tempo e lo spazio si annullano a vicenda, collassando su loro stessi. Luoghi simili a portali, valichi, passaggi tra noi e l’Oltretomba. Era quello uno di quei luoghi? Elisabeth non era una donna comune. E questo Monsieur l’aveva compreso quasi fin da subito. Ed ora, fissando i suoi occhi, l’uomo aveva percepito la sua agitazione. “State tranquilla, madame…” le sussurrò “… qui non abbiamo nulla da temere… restate calma e vi renderete conto di essere tra amici… e poi ci sono io qui con voi…” e prese la mano di lei nella sua per rassicurarla. Un attimo dopo attorno a loro calò il silenzio. Un silenzio assoluto, religioso. Tutti fissarono la parete più lontana di quel luogo, dove nella roccia era stato scavato un rudimentale altare. Ad un tratto tre uomini apparvero su quell’altare, suscitando devozione in tutti i presenti. Come i tre Angeli inviati ad Abramo, quei tre uomini sembravano portavoce di un messaggio di fede e speranza. Un messaggio atteso da tempo. Da troppo tempo.
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#375 |
Cavaliere della Tavola Rotonda
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Il cocchiere fissò Cavaliere25.
“Mi chiamo Ramon…” mormorò “… Ramon de Gardareff…” Ad un tratto si udirono dei passi. “Ehi, cosa avete?” Domandò Ramon al nuovo arrivato. “Avete forse il diavolo alle calcagna?” “No, ma diciamo che ho scampato un bel pericolo…” ansimando per aver corso Mercien “… meglio evitare le ire di un nobile… ora però non vorrei essere nei panni di quei due sciocchi fratelli…” “Ma di cosa parlate?” Chiese Ramon. “Nulla, non badateci…” riprendendo fiato Mercien “… ah, il clima di questa maledetta isola mi ucciderà prima o poi… in malora l’Inghilterra, i suoi nobili e soprattutto quel dannato Giglio Verde!” Fissò poi Cavaliere25. “Abbiamo un compito io e te, ragazzo…” mormorò “… un compito affidatoci da monsieur Missan in persona… seguimi… voi aspettateci qui e tenetevi pronto a partire…” voltandosi verso Ramon.
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#376 |
Cittadino di Camelot
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Spazientita risposi a Lyo "A me sembrava un uomo molto nobile e rispettoso, mentre voi messer Lyo siete stato impudente ed arrogante. Siete cavaliere di Lord Tudor? allora dovete conoscere le buone maniere di un cavaliere a servigio di un aristocratico di tale lignaggio, almeno queste sono le regole a cui mio padre era abituato seguire, uno dei migliori cavalieri dei reali in Bretagna.Si, per sdebitarvi portatemi subito a casa di milady Sophia Elisabeth Wenstley, la quale gentilmente mi ospita, lì dispongo dei miei abiti e gioielli". Detto fatto senza aspettare Lyo salii in groppa al destriero sorridendo "Presto Lyo devo prepararmi per il ballo e voi mi accompagnerete, ma mi raccomando tenendo le dovute distanze, ma sapete ho uno strano presentimento, non capisco". Ad un tratto sentii delle voci portate dal vento, quasi un lamento o un pianto ma preferii starmene zitta, come disse il nano quello era un luogo sacro. "Presto Lyo, i festeggiamenti a corte devono essere già pronti, che dite un abito color smeraldo di seta con una bella collana di smeraldo, dono di mia madre per il mio ultimo genetriaco dovrebbero essere adatti per il ballo. E poi raccoglierò i capelli con una spilla in oro lasciando però una parte dei capelli sciolti. E naturalmente...porterò con me e sempre la spada di mio padre che mi regalò" e con la sinistra sfoderai dal fodero nero la spada luccicante e gliela mostrai. "O pensate che non si addica portarla a un ballo di corte, forse la lascerò a casa, non me ne sono mai staccata". Lo guardai pensando che forse aveva ben capito che essendo dama di alto rango possedevo sia una buona dote di vestiti e gioielli e che ero stata addestrata da mio padre, come sua unica erede anche con l'arte della cavalleria, nonostante fossi una donna mio padre riconosceva uguali diritti. Poi mi sovvenne che il viso di Lord Carrinton non mi era nuovo e ricordai di averlo visto in compagnia di una bellissima dama la quale possedeva un bellissimo cavallo bianco.
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"Coloro che sognano di giorno sanno molte cose che sfuggono a chi sogna soltanto di notte". E.A.Poe "Ci sono andata apposta nel bosco. Volevo incontrare il lupo per dirgli di stare attento agli esseri umani"...cit. "I am mine" - Eddie Vedder (Pearl Jam) "La mia Anima selvaggia, buia e raminga vola tra Antico e Moderno..tra Buio e Luce...pregando sulla Sacra Tomba immolo la mia vita a questo Angelo freddo aspettando la tua Redenzione come Immortale Cavaliere." ![]() Ultima modifica di Altea : 26-09-2011 alle ore 14.45.28. |
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#377 |
Cittadino di Camelot
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guardai Ramon e poi il nuovo arrivato e dissi di che si tratta signore? che compito abbiamo da fare? domandai tutto titubante e lo segui mentre aspettavo che mi aggiornasse sul nuovo compito da seguire
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#378 |
Cittadino di Camelot
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Fiuuuu Dio grazie! Per un attimo mi ero già visto appeso all'albero.. Fortunatamente era arrivato Sir Hagus.. Mi riscossi dai miei pensieri.. Era tra le braccia di due possenti guardie con la spada puntata alla gola.. Davanti a ma Carrinton e Sir Hagus litigavano.. La torre allora era di lady Gonzaga.. Sperai tanto che la dama non mi avesse fatto uccidere.. E allora mi fermai e aspettai che la sorte della mia vita ancora una volta venisse decisa da qualcun altro...
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#379 |
Cavaliere della Tavola Rotonda
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Lyo ascoltò Altea raccontare dei suoi vestiti e dei suoi gioielli.
Se fosse dipeso da lui, il cavaliere avrebbe trascorso l’intera giornata a sentirla parlare, ma era ora di andare. “Oh, ai vostri ordini, milady.” Mostrando un vistoso inchino Lyo. “I vostri desideri sono per me ordini.” Con un balzo salì allora in sella al destriero e partirono verso la dimora di lady Sophia Elisabeth Wenstley. “Tenetevi forte, mi raccomando!” Esclamò Lyo ad Altea. “Altrimenti potreste cadere.” E le fece l’occhiolino. “E comunque, milady, quel lord Carrinton è solo un pallone gonfiato!” Attraversarono buona parte della foresta, percorrendo uno stretto sentiero che tagliava proprio nel mezzo quella verdeggiante selva. “Milady, siete così bella che indosso a voi tutto perde valore e splendore.” Disse Lyo. “Per quel che mi riguarda, o indossando un abito all’ultima moda, o una serie di stracci cambierebbe poco. Siete voi a rendere bello un vestito e preziosi dei gioielli.” Ad un tratto qualcosa apparve davanti a loro. Era un carretto malconcio e poco distante vi era un uomo disteso a terra. Lyo fermò di colpo il cavallo e scese per sincerarsi delle condizioni di quell’uomo. Ma in quello stesso istante l’uomo si alzò di scatto ed altri due individui uscirono dalla boscaglia. Uno di questi spaventò il cavallo e fece cadere in terra Altea. Un attimo dopo immobilizzò la ragazza minacciandola con un coltello alla gola. Gli altri due invece circondarono Lyo. “Fa una sola mossa, cavaliere, e giuro che sgozzerò questa balla dama sotto i tuoi occhi!” Minacciò l’uomo col coltello. “Sporchi vigliacchi…” con rabbia Lyo “… vi sentite forti, vero? Minacciate una donna e mi affrontate in tre… codardi… provate solo a toccarla e me la pagherete…” “Sta zitto, grande eroe!” Urlò uno degli altri due colpendolo allo stomaco. “Male… de.. tti...” ansimò Lyo.
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#380 |
Cittadino di Camelot
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Mi ritrovai a terra, non capendo cosa stesse succedendo, la testa iniziò a girarmi per la caduta ma subito mi rinsavii trovandomi un coltello alla gola e un uomo accanto che minacciava Lyo di uccidermi e assistendo alla scena del pestaggio di Lyo. Pensai perchè tutto questo, forse dei ladri, non riuscivo a proferire parola ma dall'alto vidi ad un tratto volare un uccello, lo riconobbi era quel maledetto uccello visto prima assieme alla zingara. Che fare? Toccai con la sinistra l'impugnatura della spada, che avrebbe detto in quel momento mio padre? Uccidere per salvarmi la vita e quella di Lyo? O morire...ma da codardi? Speravo nell'arrivo di qualcuno che potesse aiutarci, augurandomi che Lyo stesse bene, nonostante tutto era un buon ragazzo.
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