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#411 |
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Non indugiai oltre e mi ritirai nelle mie stanze.
Quasi mi strappai di dosso il vestito indossato per il ricevimento e mi avvolsi in una coperta. Quella notte non riuscii a chiudere occhio, adagiata su un divanetto accanto alla finestra, aspettai il sorgere del sole. L'aurora. Avevo trascorso una notte altalenando tra la veglia e il sonno, piena di rimorso per la sorte di Giselle e paura per quello che mi aspettava. Mi vestii in fretta e indossai un abito che potevo allacciarmi da sola e una robusta sopravveste verde bosco, fatta per le battute di caccia. MI sedetti allo scrittoio e impugnai penna e calamaio. Cosa potevo scrivere che non fosse troppo pericoloso per Giselle e per me? Caro Lord Tudor, perdonate la mia improvvisa partenza, ma temo che non ci sia altro che possiamo fare. Non posso lasciare Giselle da sola, sapendo che le farebbero del male per causa mia. Credo possiate immaginare chi ha rapito Giselle e quali siano le sue richieste. Non cercate di seguire le mie tracce, temo che i rapitori non esiterebbero a uccidere se si sentissero braccati. Vi sarò per sempre grata per avermi accolta nella vostra casa. Addio... Vostra, Melisendra Du Blois Presi quel foglio e lo ripiegai con cura, intestandolo a Lord Tudor. Le stalle erano quasi deserte a quell'ora del mattino. Ordinai che mi fosse preparato un cavallo e nessuno mi fermò. Quando mi portarono un morello dalle lunghe zampe e dalla muscolatura scattante, presi la mano dello scudiero e vi riposi il foglio, con la raccomandazione di attendere il risveglio del lord per consegnarglielo. Galoppai rapidamente fuori dal palazzo, diretta al luogo in cui ero attesa. Ogni attimo di quella lunga cavalcata era un passo verso una misera fine, ma non mi sarei arresa senza lottare.
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#412 |
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Melisendra cavalcava attraverso quella selva, mentre le prime luci del mattino cominciavano a schiarire il Cielo.
Una leggera nebbia si alzava delicatamente dagli arbusti, simile ad un manto spettrale, mentre gli ultimi canti degli animali notturni salutavano la notte ormai morente. E quei versi, mischiandosi alle inquietudini della ragazza, apparivano come lamenti lontani. Lamenti dei suoi familiari, dei suoi amici e di tutti coloro che aveva conosciuto quando Animos era ancora una terra felice. Ma Animos oggi non esisteva più. Era scomparso e con esso l’intero mondo di Melisendra. E come una novella Angelica in fuga, la ragazza galoppava in quella selva, inseguita da demoni e fantasmi. Demoni e fantasmi giunti dal doloroso passato, intenti a tormentarla ancora. Ed il peggiore di quei demoni, forse perché reale, apparve all’improvviso davanti a lei. Una figura austera, immobile, avvolta in un lungo mantello rosso, stava davanti al portico della chiesa sconsacrata. Uno dei primi raggi di Sole illuminò ciò che restava di una vecchia vetrata, riflettendosi, per un momento, sul volto di quella figura. E Melisendra riconobbe quel volto. Il volto del demone giunto dagli inferi per perseguitarla.
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#413 |
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Strinsi così improvvisamente le redini del morello che faticai a tenerne il controllo. Raggelai.
La nebbia si diradò e il colore del suo mantello spiccò in mezzo a quell'atmosfera lugubre. Temetti di essere impazzita. Mi feci il segno della croce, temendo di essere vittima di spiriti o inganni dell'oscurità. "Lasciatemi...." Sussurrai. "Lasciatemi stare! Chi siete? Siete uno spirito che annuncia la rovina? Siete la Morte che è venuta a prendermi?" Gridai, mentre grosse lacrime mi scendevano lungo le guance. "Che cosa vuoi da me?" domandai esasperata e ormai esausta. La scogliera era vicina, riuscivo a sentire il rumore del mare infrangersi lungo la costa.
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Il rumore delle onde contro la scogliera.
Spruzzi di schiuma venivano lanciati nell’aria vivace del mattino. In lontananza la sagoma di una nave si muoveva verso Occidente, mentre vasti banchi nuvolosi si stagliavano contro l’orizzonte sconfinato, simile ad un invalicabile confine tra il nostro mondo ed uno diverso, che la paura di Melisendra immaginava fiabesco, meraviglioso e differente dalla triste ed angosciante realtà. Per un attimo il rumore del mare si confuse con la voce della sua paura. Allora le sembrò di sentire le voci dei suoi cari. La chiamavano, la invocavano. Erano lì, poco lontani da lei, forse ai piedi di quella scogliera. Per un attimo allora avvertì l’insensato istinto di lanciarsi verso quelle voci. Se le avesse raggiunte, i suoi dolori sarebbero finiti. Melisendra allora guardò verso la scogliera. Il vento le gonfiava il vestito, quasi a sospingerla verso quel salto che le avrebbe reso la gioia e l’amore dei suoi cari. Bastava poco, un salto, addolcito da vento e dalle onde del mare sottostante. Ad un tratto sentì qualcuno afferrarle il polso. “Volete morire, madame?” Chiese la voce di Missan. “Non ancora, madame… non ancora!” Ed il suo rosso mantello avvolse entrambi in un inquietante abbraccio.
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#415 |
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Le voci dei miei cari sembravano ululare nel vento.
Furono quei lamenti a farmi battere forte il cuore di desiderio di vita e a guidare la mia mano. Mentre Missan mi avvolgeva nel mantello, fragile figura quale apparivo, la mano corse all'elaborato fermaglio che chiudeva la mia acconciatura. Era un lungo spillone che tratteneva i capelli in un composto chignon, estratto dal suo fodero, che lo faceva apparire un innocente ornamento, poteva essere letale. Quell'ornamento aveva accompagnato le donne dei Du Blois attraverso le intricate e perigliose reti degli intrighi di palazzo. Lo indossavo dal giorno in cui mi era stato donato, come un'iniziazione a una vita di politica e pericoli. Mai avrei creduto di poterlo usare e lo avevo accettato come un omaggio alle mie antenate, non con l'animo disposto a farne uso. "State fermo!" premetti l'arma contro la sua gola. Ero più piccola e debole di quell'uomo, ma per sua sfortuna sapevo dove il mio pungiglione avrebbe fatto più male. Ricordai i libri di medicina e le spaventose tavole di anatomia dell'Accademia. Potevo vedere il punto esatto in cui la sua gola pulsava. Premetti l'arma sulla pelle dell'uomo. "Non dubitate del fatto che potrei uccidervi senza battere ciglio... e ora dite ai vostri uomini di lasciare avvicinare Giselle... quando la mia dama sarà a cavallo e lontana da questo luogo... io mi consegnerò a voi." Ogni suo movimento poteva aumentare la pressione dello stiletto sulla sua gola. Tastai la cintura con la mano libera e mi impossessai del suo pugnale. Ero certa che avesse con sè un'arma. Puntai il pugnale all'inguine, sapendo che in quel modo non avrebbe azzardato alcun movimento improvviso e allentai la presa alla sua gola di pochi millimetri, per permettergli di parlare. "Vi avverto, se voi vi prenderete ciò che ho di più caro, anch'io farò altrettanto..." lo guardai con determinazione.
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#416 |
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Missan fissò per alcuni istanti il volto di Melisendra.
Gli occhi della ragazza erano decisi e l’ambasciatore sapeva che la disperazione era un potente impulso per qualsiasi genere di azione. E, dopo qualche istante, il silenzio sceso tra loro fu interrotto dalla risata di Missan. “Volete davvero uccidermi, madame?” Chiese divertito. “No, non siete così sciocca… la vostra Giselle è ben lontana da qui e se io non dovessi ritornare i miei uomini ucciderebbero senza troppi scrupoli la vostra dama di compagnia… suvvia, siamo fra amici… e gli amici trovano sempre il modo d’intendersi… avanti, su, mettete via questo spillone… sono qui per proporvi un patto molto favorevole…” sorrise compiaciuto “… io vi renderò, sana e salva, la vostra Giselle… ed in più vi lascerò libera qui, in questa che avete scelto ormai come vostra nuova patria… non temete, nessuno vi rimpiangerà a Magnus… dunque io vi renderò la vostra amica e la vostra libertà… e voi in cambio mi rivelerete un nome, madame… voglio che scopriate chi si nasconde sotto il nome di Giglio Verde!”
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#417 |
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"Come dite?" ero sconcertata da quella richiesta. "E come dovrei trovarlo? Rovistando in tutte le taverne di briganti e contrabbandieri di questo regno?"
Lo guardai con odio. Abbassai le armi e arretrai di qualche passo. Avrei voluto ucciderlo, ma Giselle mi stava più a cuore di qualunque desiderio di vendetta. "Cosa vi fa credere che potrei trovare quell'uomo?"
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#418 |
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Missan accennò un sorriso.
“Oh, ma io non vi manderei mai a cercare nelle taverne e nelle locande, madame.” Disse a Melisendra. “E neanche tra ladri, briganti e contrabbandieri. So per certo che il nostro misterioso salvatore di nobili e chierici appartiene al vostro stesso rango. Che si nasconde tra l’alta nobiltà inglese e probabilmente frequenta il palazzo di lord Tudor. Voi avete accesso a quegli ambienti, madame. Godete della fiducia di lord Tudor e siete al di sopra di ogni sospetto. Nessuno può dunque muoversi liberamente in quel mondo meglio di voi. E per una donna bellissima, scaltra ed intelligente come voi, che vuole salvare la sua fedele servitrice, nulla è impossibile.” Ed un ghigno comparve sul suo volto. “Come vedete, il vostro destino e quello della povera Giselle sono nelle vostre mani. Allora, qual'è la vostra risposta, madame?”
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AMICO TI SARO' E SOLO QUELLO... E' UN SACRO PATTO DA FRATELLO A FRATELLO Ultima modifica di Guisgard : 28-09-2011 alle ore 03.31.16. |
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#419 |
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Arthos ascoltò con attenzione il racconto di Altea.
“Capisco, milady…” pensieroso il cavaliere “… probabilmente quegli uomini erano dei briganti… fortunatamente a voi non è accaduto nulla, grazie a Lyo. Speriamo ora che anche per lui ci siano buone notizie…” accennò allora un sorriso alla ragazza “… comprendo che per voi è stata una giornata tutt’altro che piacevole, milady… darò subito ordine di farvi accompagnare a casa… e non temete, resterò io accanto a Lyo.” Ma proprio in quel momento il medico uscì dalla stanza in cui si trovava Lyo. “Dottore, allora?” Chiese preoccupato Arthos. “La ferita non è molto profonda ed il cavaliere non è in pericolo di vita.” “Grazie al Cielo!” “Però il suo occhio mi preoccupa…” “Lo perderà, dottore?” “Non lo so ancora…” rispose il medico “… per ora è fasciato. Però è importante che non tolga via la benda. L’occhio deve riposare nella maniera più assoluta e se dovesse subire sforzi o affaticamento, lo perderebbe senz’altro.” “Capisco.” “Chi è lady Altea?” Domandò il medico. “E’ lei.” Rispose Arthos, indicando Altea. “Perché?” “Sir Lyo non ha fatto altro che chiamarla durante il delirio causato dalla febbre alta.” “Ora è sveglio?” “Si, ha ripreso conoscenza.” Disse il medico. “Se milady vuole, può vederlo. Ma solo per pochi minuti, mi raccomando.” “Volete salutarlo, milady?” Chiese Arthos ad Altea. “Forse il rivedervi lo aiuterà a riprendersi più in fretta.”
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#420 |
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“Mia cara… Lisandro, il grande navarca spartano, colui che sconfisse Atene e la Lega Delio attico nella Guerra del Peloponneso, affermava che in battaglia né la forza, né il numero fanno la differenza, ma la sorpresa. Ho agito così perché dobbiamo anticipare ogni decisione, ogni mossa per superare i nostri nemici… tranquilla, sei al centro dei miei piani per smascherare il Giglio Verde... quanto alla compagnia di cui ti accennavo, si tratta della dama di compagnia dell’ex duchessa Du Blois... una pedina fondamentale per il nostro scacco matto…”
Queste parole di Missan risuonarono nella mente di Gaynor. Questo aveva detto alla ragazza, tornando dal palazzo di lord Tudor, per poi uscire poco prima dell’alba. Dove era andato? Anche questa misteriosa uscita faceva parte dei suoi piani? E mentre Gaynor si tormentava tra dubbi ed inquietudini, il servitore Raos giunse nella sala. “Milady, ho eseguito tutti gli ordini dell’ambasciatore.” Fece il servitore. “La prigioniera è ben custodita e le ho fatto capire che non è saggio per lei darci noie… ora mi ritiro… se vi occorre qualcosa non esitate a chiamarmi, milady…”
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