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Cavaliere della Tavola Rotonda
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Mercien e Cavaliere25 avevano portato Giselle al palazzo dove alloggiavano Missan e Gaynor.
Qui avevano poi affidato il prezioso ostaggio alle cure del servo Raos. “Hey, non meritiamo un premio?” Chiese Mercien al servitore. “Appena messer Missan tornerà vi darà quanto pattuito.” “E nel frattempo non possiamo avere del buon vino?” “No, bisogna essere lucidi.” Rispose Raos. “E visto che avete del tempo da impegnare, vi aiuterò io a non annoiarvi troppo.” Fece un cenno per farsi seguire. “Ecco, in questa cella è racchiusa la donna che avete rapito.” Disse Raos ai due. “Restate qui di guardia e non permettete a nessuno di avvicinarsi. A nessuno.” Ed andò via. “E sia, c’è sempre da lavorare qui…” fece Mercien “… faremo allora dei turni di guardia…” lasciandosi cadere su una sedia “… fra un’ora svegliami ragazzo…” mormorò a Cavaliere25 “… e mi raccomando, tieni gli occhi aperti... la donna non deve uscire da questa cella…” e un attimo dopo si addormentò.
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#422 |
Cavaliere della Tavola Rotonda
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Nella grotta vi era il caos.
L’allegra brigata aveva scoperto quella riunione segreta e riconosciuti i suoi adepti: i Pomerini. Questi erano stati messi fuorilegge da un decreto del parlamento della repubblica ed il popolo ormai li vedeva come traditori e dunque nemici della patria. La scontro scoppiato fra quelle pareti rocciose era senza esclusione di colpi. Tutti contro tutti. “Traditori!” Gridavano i giovani. “Vi siete venduti ai chierici ed ai nobili!” “Uccideteli tutti!” Urlavano invece coloro che avevano partecipato a quella riunione segreta. “Che nessuno di loro esca vivo da qui! Queste catacombe di antichi martiri saranno anche le loro tombe!” Armand era uno dei più indomiti. Aveva fracassato un paio di teste con una pesante pietra e con uno sgabello era riuscito a mettere fuori combattimento almeno altri tre di quegli uomini. Ma ad un tratto si ritrovò davanti Monsieur. “Carogna di un Pomerino…” ringhiò il giovane fissandolo negli occhi. Monsieur non tradì alcuna emozione. Armand allora gli si lanciò contro, ma l’uomo, tradendo un’abilità ed una forza ben celate fino a quel momento, disarmò il giovane e lo immobilizzò. Per un attimo i loro sguardi si fissarono l’uno nell’altro. Armand cercò di dire qualcosa in un confuso gemito, ma Monsieur non mutò l’espressione del suo volto. E con gesto improvviso e deciso gli spezzò l’osso del collo, lasciando poi cadere al suolo il corpo senza vita del giovane. Poco dopo, quella belligerante confusione terminò. Tutti i giovani erano morti. Tutti tranne Esmeralda, ben nascosta da Talia in un’insenatura della parete. “Presto, racchiudete in dei sacchi i corpi di questi miserabili e nascondeteli tra queste rocce…” disse uno dei vincitori “… nessuno saprà più nulla di loro…” Talia aveva assistito a tutto quello spettacolo. Uno spettacolo ben diverso da quelli che lei ed i suoi compagni amavano mettere in scena. Ma, all’improvviso, la ragazza si sentì afferrare. “Ehi, qui vi è un’altra di quei dannati!” Gridò agli altri suoi compagni l’uomo che aveva scoperto Talia. “Si era nascosta ben bene, ma ora farà la fine dei suoi degni compagni!” Aggiunse l’uomo, che teneva bloccata la ragazza in una morsa d’acciaio. “Spezziamole il collo!” Propose qualcuno. “Così non lasceremo tracce!” “No, facciamo prima a strangolarla!” Fece qualcun altro. “Bastano dita forti ed il suo bianco collo si stringerà come cartapezza!”
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#423 |
Cavaliere della Tavola Rotonda
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Cessato finalmente quello scontro, Monsieur tornò da Elisabeth.
La donna era stata nascosta dall’uomo in una delle insenature della parete rocciosa. “E’ tutto finito, madame…” le disse “… ora usciremo da qui… e voi potrete riprendere il vostro viaggio…” Ma le parole di Elisabeth turbarono quell’uomo. “Non pensate a queste cose…” mormorò accennando un lieve sorriso “… lo dicono anche i Vangeli… Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti... questo luogo è particolare ed esercita un fascino strano, a tratti occulto… e voi vi siete fatta suggestionare, madame…” Monsieur non credeva ovviamente in quella speciale sensibilità di Elisabeth. Le ombre che lei aveva visto appartenevano ad un mondo lontano dalle conoscenze e dalle credenze del misterioso uomo. “Ora lasceremo questo luogo…” continuò Monsieur “… e, per festeggiare degnamente il vostro compleanno, ve ne mostrerò un altro… un luogo molto più tranquillo e piacevole di questo, madame.” I due allora si avvicinarono ad alcuni uomini, con i quali Monsieur scambiò qualche parola, per poi dirigersi verso l’uscita delle catacombe.
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#424 |
Cittadino di Camelot
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Fui spostata quasi di peso in una delle tante fenditure che si aprivano nella grotta......Monsieur ai primi tafferugli si prese cura della mia incolumita', ma da li' potei osservare l'abilita' di quell'uomo che con cortesia e gentilezza mi aveva accompagnato in quel luogo...rimasi di ghiaccio...quando vidi la sua freddezza nel spezzare il collo di quell'uomo........tutto fini' cosi' com'era cominciato.......qualcuno improvvisamente aveva trovato una donna o una ragazza...e prtendevano di giustiziarla....era questa la liberta' di cui parlavano ?......vero era che se non avessero reagito all'assalto, a terra ci sarebbero stati i nostri corpi.....morti su morti.....anime, uomini morti prematuramente..morti violente........Presi la mano di Monsieur e uscii dal mio nascondiglio, guardai il suo volto e mi parve diverso........" Siete capace di uccidere Monsieur.......io non ho mai visto uomini uccidere uomini.....vedo i morti e non e' il luogo......non vivo di sugestione, voi non sapete nulla di me, come io non so nulla di voi......Vi seguiro' e' questo quello che era scritto, ma dovete salvare la vita a quella donna...la uccideranno, non sara' molto ma fate in modo che ci sia una morte in meno sulle coscenze di quegli uomini.....".......lascia la sua mano per appoggiarmi al suo braccio.....vedevo solo anime staccarsi da quei corpi stesi sulla nuda terra....
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#425 |
Cittadino di Camelot
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Rimasi fermo a guardare quella donna era bellissima ma ancora non capivo il suo rapimento cercavo di capire che ruolo avevo io in tutta quella faccenda ma non riuscivo a darmi una risposta allora restai li immobile e aspettavo di dare il cambio a Mercien
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#426 |
Cittadino di Camelot
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Sospirai sorridendo ad Arthos, almeno Lyo non era in pericolo di vita e con un cenno acconsentii a vedere Lyo, dovevo ringraziarlo per avermi difeso da quei delinquenti. La stanza era buia, rischiarata da una debole candela, Lyo era steso sul letto e mi avvicinai lentamente. Egli era sveglio ma debole e mi fissava "Lyo, mi spiace per quel che è successo. Non capisco cosa possa essere successo oggi, perchè esseri strani si siano accaniti su di voi." Presi la mano del cavaliere e la strinsi forte "Ora dovete promettermi di stare tranquillo, il dottore ha detto non vuole vi affaticate, è un ordine di milady Altea" sorridendo "quando il vostro occhio sarà guarito e vi sentirete meglio allora ci rivedremo, ora il vostro amico Arthos manderà qualcuno per portarmi a casa, è stata una lunga giornata. Non temete per me, e soprattutto...non pensate troppo a me, io non voglio promettervi nulla ma vi sono amica e debitrice". Una morsa dentro al cuore, non volevo essere cosi diretta col cavaliere proprio in quel momento ma non volevo nemmeno che si facesse delle lusinghe, in quanto capii dalle parole del medico che egli ambiva a qualcosa di più.
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"Coloro che sognano di giorno sanno molte cose che sfuggono a chi sogna soltanto di notte". E.A.Poe "Ci sono andata apposta nel bosco. Volevo incontrare il lupo per dirgli di stare attento agli esseri umani"...cit. "I am mine" - Eddie Vedder (Pearl Jam) "La mia Anima selvaggia, buia e raminga vola tra Antico e Moderno..tra Buio e Luce...pregando sulla Sacra Tomba immolo la mia vita a questo Angelo freddo aspettando la tua Redenzione come Immortale Cavaliere." ![]() |
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#427 |
Cavaliere della Tavola Rotonda
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Quella stanza fatta di pietre e sangue.
Uomini intenti a nascondere i cadaveri dei loro simili e strane ombre che si aggiravano inquiete, mischiandosi a sagome più sfocate che sembravano alitare lamenti e pianti. Questo vedeva Elisabeth. Poi lo sguardo di una figura. Era pallida e stravolta e nei suoi occhi, che la morte aveva resi grigi e muti, dimorava una profonda paura. Paura dell’ignoto. Dagli abiti probabilmente era stata una dell’allegra brigata di giovani, che avevano poi trovato la morte in quelle catacombe. Fu un momento, un attimo, poi quella ragazza svanì per sempre in quello ignoto che tanto sembrava spaventarla. “Uccidere per non essere uccisi…” la voce di Monsieur destò Elisabeth da quella visione “… il morbo che ha contagiato molti di queste terra, purtroppo, non può essere guarito, madame… se non avessimo ucciso quei giovani, loro avrebbero ucciso noi… questo paese per tornare alla civiltà, quella che contempla l’ordine e la verità, perché solo attraverso esse c’è la vera libertà, deve essere rivoltato come un guanto…” la fissò “… io non sono nessuno e non ho nome… per voi, come per tutti gli altri… e non ho il potere di donare o togliere la vita ad alcuno… saranno loro” indicando con lo sguardo i Pomerini attorno a loro “che decideranno sulla vita di quella ragazza…” Prese allora la mano di Elisabeth nella sua e la strinse forte “… ed ora, mia bella Euridice, ritorniamo nel regno dei vivi… abbiamo un compleanno da festeggiare…” accennò un sorriso e condusse Elisabeth fuori da quelle catacombe.
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#428 | |
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La confusione, le grida, lo sferragliare delle armi che cozzavano le une contro le altre... poi il silenzio, un silenzio pesante.
Mi portai una mano alla bocca e distolsi lo sguardo, non avevo mai visto uccidere nessuno prima di quel momento... le gambe mi tremavano, mi girava la testa, ma cercai di tornare in me: ‘il fine...’ continuavo a ripetermi mentalmente ‘concentrati sul fine... è la sola cosa che conta.’ Poi all’improvviso una mano mi afferrò per un braccio e mi fece voltare con forza, trascinandomi poi in mezzo alla sala. Quando vi giungemmo, in molti ci accerchiarono... per un attimo i miei occhi incrociarono quelli di una donna, ci fissammo e a me parve leggere orrore nella sua espressione... ma fu solo un attimo, poi la voce dell'uomo che mi serrava il braccio attirò la mia attenzione... Citazione:
Qualsiasi cosa fosse, non avrei perso l’occasione di parlare! “Uccidermi?” dissi, con il tono più fermo e più duro che mi riuscì di tirare fuori e addirizzando la schiena quanto più me lo permetteva la mano di quell’uomo che mi serrava il braccio “E’ questo che vorreste fare? Volete uccidermi? Allora sono tutte menzogne quelle che si dicono su di voi... La libertà che promettete, il ripristino della giustizia e della legalità... si dice che voi siate i soli in grado di fermare questo caos e questa barbarie per poter dare finalmente a questo paese un volto nuovo, vero, giusto...” Inspirai e sollevai il mento, in gesto di sfida. “E invece voi, i Pomerini, gli uomini in cui si ripone tanta fiducia e speranza, ve ne state qui a disquisire sul modo migliore per uccidere una ragazza sola e indifesa? Ditemi... in che cosa siete diversi dai Ginestrini, allora? Ho sbagliato così grossolanamente nel mio giudizio, dunque?”
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** Talia ** ![]() "Essere profondamente amati ci rende forti. Amare profondamente ci rende coraggiosi." ![]() |
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#429 |
Cavaliere della Tavola Rotonda
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Lyo fissò Altea e le sorrise.
Annuì leggermente, guardandola con l’occhio libero dalla benda. Il cavaliere al solo vederla sentiva una gran gioia dentro e come spesso accade ai cuori innamorati, comprendeva solo ciò che allietava i suoi sentimenti. Perciò il cavaliere quasi non si curò delle ultime parole della ragazza. Uscita poi dalla stanza, Arthos fece chiamare un servitore per riaccompagnarla alla sua dimora. Ma proprio in quel momento, davanti ai cancelli, apparve la carrozza di lord Carrinton. “Posso avere io l’onore di accompagnare madonna Altea alla sua dimora, o in qualsiasi altro luogo che ella vorrà?” “Non saprei, milord…” fece Arthos “… bisognerebbe chiederlo a lei…” “Ovvio che la compagnia di un nobile è sempre migliore di quella di un servo, non vi pare?” Allora diede ordine ai suoi servitori di far salire la dama nella sfarzosa carrozza.
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#430 |
Cittadino di Camelot
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“Bisogna procurarsi del vino, ragazzo…” disse padre Adam ad Esetien “…senza quello non posso comunicare tuo nonno…vi è una locanda nei dintorni?”
“Si, ma non so se ne hanno...” rispose Esetien “... il vino è un bene raro e prezioso da queste parti...” I due allora si recarono verso la locanda. Era questa un luogo malfamato, senza troppi clienti. “Buonasera, buonuomo...” avvicinandosi al bancone padre Adam “... avete del vino?” “Vino di questi tempi?” Seccato il locandiere. “Dite, ma da dove venite? Non sapete che negli ultimi giorni ci sono state razzie e assalti a case e botteghe? Solo ieri i soldati sono riusciti a riportare l’ordine in città! Tutta colpa di quei dannati Pomerini! Prima hanno affiancato i Ginestrini, poi, forse corrotti dai chierici e dagli aristocratici, hanno deciso di rivoltarsi contro la repubblica! Dannati traditori!” “Vi chiedo scusa, ma abbiamo fretta...” fece padre Adam “... ci occorre del vino con una certa urgenza...” “Io non posso aiutarvi, amico.” Scuotendo il capo il locandiere. “Vedete, l’ultima bottiglia l’ho appena data a quei due soldati...” indicando col capo due militari che bevevano ad un tavolo. “Ehi, amico…” ad un tratto uno di quelli. “Dite a me, signore?” Voltandosi padre Adam. “Si, a voi... abbiamo sentito che volevate del vino... venite qui e ve ne offriremo un bicchiere...” Padre Adam, che prudentemente celava la sua identità, fissò per un attimo Esetien. Il ragazzo si accorse di un lampo che attraversò, per un attimo, l’azzurro degli occhi del chierico. Chantal seguì il ragazzo in quel racconto,ma nella sua mente si affollavano immagini e parole,volti e voci che non le permettevano di comprenderne ogni singolo passaggio.Esetien narrava a fatica,scosso com'era dall'accaduto,mentre Chantal chinava la testa nell'ascoltarlo,e si cingeva nelle braccia,come a ricercare in quel racconto il principio e la fine di quella giornata.E quando alzava gli occhi e si ritrovava in quelli sgranati del ragazzo,nutriva una gran pena e non smetteva di accarezzarlo.Ma i suoi pensieri si discostavano,talvolta,da quella narrazione. Suo zio.Perchè mai le aveva celato di quella monaca e delle creature a lei affidate?E davvero era stato spinto in quella taverna per cercare vino al fine di impartire i sacramenti?Non lo aveva visto indispensabile la ragazza che aveva assistito all'estrema unzione molte volte,perchè questa volta era tutto diverso?Perchè la ricerca di quel vino da parte di padre Adam,esponendosi ad un pericolo così lampante in quei giorni di rivolta? Quante cose non comprendeva,non riusciva a collegare tra loro gli aventi.Nè le figure. Poi,Esetien chiese da bere.. "Perdonatemi, madame…” disse, interrompendo il suo racconto, Esetien a Chantal “... potrei avere un po’ d’acqua? Ho la gola secca...” Chantal si portò nelle cucine,la tavola ancora imbandita dalla sera prima la investì nella sua innaturalezza da farle avvertire un vuoto devastante.Prese la brocca ed iniziò a versare dell'acqua,ma tremava,le sue mani non riuscivano a tenere fermo il calice,lei stessa si sorprendeva di non riuscire a controllare quella sua agitazione.L'acqua traboccò,finendo sulla tovaglia e da lì qualche goccia le scivolò sul grembo,essendosi ella appoggiata al tavolo.L'acqua..D'un tratto poggiò violentemente la brocca,e nervosamente lasciò cadere il calice ricolmo versandone tutto il contenuoto.Non riusciva a frenare quei movimenti convulsi che governavano quell'azione così semplice ed elementare,non ci riusciva.L'acqua scivolò dalla tavola alla sua veste,fino ai piedi,inumidendone la pelle sporca di polvere impastata al viscoso sangue versatosi dalla piccola ferita causatale dallo stelo spinoso della rosa calpestata nella cappella.Rabbrividì,non solo perchè i suoi piedi nudi la rendevano ancor più vulnerabile e infreddolita,ma percepì la sua misera figura,inerme e incapace di fronteggiare quella vicenda inquietante. Tremava.Tremava ancora Chantal. E non riusciva a controllarsi. Avvertì come d'essere osservata. Impugnò la brocca di nuovo mentre si abbandonava ad un sospiro liberatorio e riempì finalmente una coppa per porgerla al ragazzo. Ma quel tratto percorso ancora con le mani tremanti dalle cucine alla sala,ove Esetien l'attendeva,le parve interminabile ed insostenibile,sentiva venir meno le forze nei suoi muscoli,si forzava in quel cammino con la prostrazione di chi ha camminato infaticabilmente fino ad essere esausto.Avvertiva le mesenteriche pulsarle convulsamente nel ventre,il cuore sembrava voler investire i suoi organi con le pulsazioni amplificate nei grandi vasi che le percorrevano le viscere.Si portò una mano al petto,come a voler contenere quell'oppressivo pulsare delle arterie che la soffocava.Era la paura che ancora governava la sua mente ed il suo corpo. La paura di chi sta perdendo qualcuno e avverte l'incapacità di strapparlo al pericolo della morte. Suo zio.Lei lo amava.Come rivederlo,adesso? I Ginestrini. Loro che non avevano avuto pietà di alcuno,quale sorte avrebbero riservato a suo zio? Si sentiva di impazzire Chantal per la sua impotenza. Con inquietudine nella voce poi si espresse:"Esetien,qualunque cosa accada,tu non dovrai abbandonare la casa.Non ora.Non fino al mio ritorno.Ma devi dirmi con esattezza chi hai visto,e cosa hanno fatto a mio zio,perchè io possa cercarlo sin da ora.Tu,intanto,mi attenderai qui.Sbarra porte e finestre.Ieri avevo già disposto per la cena,vai in cucina,mangia qualcosa e rimani vigile fino al mio ritorno." In attesa che Esetien finisse il suo racconto,inumidì un telo di mussola in un catino posto all'ingresso sempre pieno d'acqua fresca per permettere a suo zio di lavarsi le mani appena rientrasse,e prese a rinfrescarsi.Si sciacquò il viso tamponandolo in fretta,nelle mani che accoglievano l'acqua avvertiva la mancanza del suo anello.E ripercorse la sua separazione da esso,il volto della suora,e i corpicini e i visi di quelle creature segregate nella cappella:Signore Iddio,cosa sarà di loro?Cosa possa fare io? Pensò stringendosi il volto nelle mani.Poi si chinò a pulirsi rapidamente i piedi dalla polvere e dal sangue oramai raggrumato per indossare le calzature.Le ciocche dei suo lunghi capelli bagnatesi grondavano gocce sul collo e sul viso,confondendosi con le lacrime che la ragazza non riuscva a trattrenere per la rabbia. Passarono alcuni istanti prima che si facesse coraggio,e ritrovata un po' della sua lucidità,si rivolse al ragazzo: "Allora,Esetien,cosa devi dirmi che possa essere importante per ricondurmi a mio zio?Giungeste fino a casa tua?" E,mentre parlava,si portò dietro un paravento per togliersi la sua leggera veste bianca,oramai insulsa.Aprì il guardaroba nell'ingresso e indossò una gonna pesante di emiane di lino che usava indossare per le passeggiate in campagna e una chemise di garza di cotone sopra il corsetto di pizzo bianco.Questa biancheria..troppo fine per una fioraia..sarà bene cercare indumenti più modesti al mercato..Pensò mentre si cambiava..Raccolse in fretta i capelli tenendoli fermi con un nastro doi gros-grain che cinto il capo si annodava alla nuca fermando una lunga coda di cavallo che le scivolava sulla schiena fino ad accarezzarle il sacro.E fremeva,mentre ultimava le sue operazioni fremeva che Esetien le fornisse qualche indizio utile per potersi avviare nella sua ricerca. |
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