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#231 |
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A dire il vero..potrei metterla ma io avrei voluto il "suo" sapiente calamaio mi facesse conoscere di più di tale donna...aspetterò il suo ritorno quando vorrà.
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"Coloro che sognano di giorno sanno molte cose che sfuggono a chi sogna soltanto di notte". E.A.Poe "Ci sono andata apposta nel bosco. Volevo incontrare il lupo per dirgli di stare attento agli esseri umani"...cit. "I am mine" - Eddie Vedder (Pearl Jam) "La mia Anima selvaggia, buia e raminga vola tra Antico e Moderno..tra Buio e Luce...pregando sulla Sacra Tomba immolo la mia vita a questo Angelo freddo aspettando la tua Redenzione come Immortale Cavaliere." ![]() |
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#232 | |
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Condivido poi la speranza di un ritorno di lord Taliesin.
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![]() Yamamoto Tsunetomo, Hagakure "Il cavaliere è l'uomo che percorre il tremendo cammino del sacrificio, per un bene superiore." Plinio Correa de Oliviera |
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#233 |
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Beata Ludovica Albertoni
Della beata Ludovica degli Albertoni, esiste una pregevolissima statua, opera tutta di sue mani, del grande scultore Gian Lorenzo Bernini, che la raffigura coricata in estasi e posta sul suo sepolcro nella chiesa di S. Francesco a Ripa in Roma; questa bellissima scultura perpetua attraverso la storia dell’arte e del flusso turistico specializzato, la figura della beata romana. Ludovica nacque nel 1474 a Roma dalla nobile famiglia degli Albertoni, orfana del padre in tenera età, fu allevata dalla nonna materna e da alcune zie, perché la madre si era risposata. A venti anni, contro i suoi desideri, fu data in sposa al nobile Giacomo della Cetera, che comunque amò devotamente e dal quale ebbe tre figlie. Nel 1506 a 32 anni, rimase vedova ed allora entrò nel Terz’Ordine Francescano, prendendo a vivere una vita tutta dedicata alla preghiera, meditazione, penitenza e opere di misericordia, come quelle di dare una dote per maritare le ragazze povere e la visita ai poveri ammalati nei loro miseri tuguri. Con la sua generosità diede fondo a tutti i suoi beni, fra la contrarietà dei parenti per tanta liberalità. Il Signore le diede il dono dell’estasi, che all’epoca dovevano essere molto note, se dopo la sua morte, avvenuta il 31 gennaio 1533, lo scultore Bernini la raffigura proprio nell’atto di una estasi. La beata Ludovica ebbe subito un culto pubblico dopo la morte, culto che fu definitivamente confermato da papa Clemente X il 28 gennaio 1671. Una ricognizione delle reliquie fu fatta il 17 gennaio 1674 quando le sue spoglie furono deposte nel magnifico sepolcro marmoreo di S. Francesco a Ripa, dove sono tuttora. tratto dal sito "Santi e beati" Autore: Antonio Borrelli ![]()
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"Coloro che sognano di giorno sanno molte cose che sfuggono a chi sogna soltanto di notte". E.A.Poe "Ci sono andata apposta nel bosco. Volevo incontrare il lupo per dirgli di stare attento agli esseri umani"...cit. "I am mine" - Eddie Vedder (Pearl Jam) "La mia Anima selvaggia, buia e raminga vola tra Antico e Moderno..tra Buio e Luce...pregando sulla Sacra Tomba immolo la mia vita a questo Angelo freddo aspettando la tua Redenzione come Immortale Cavaliere." ![]() |
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#234 |
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L'avidità, e l'accumulare beni materiali, visti come principi da mettere completamente in discussione, a favore della generosità e del coraggio (niente affatto scontato) di aiutare il prossimo.
Davvero notevole, lady Altea.
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#235 |
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“E' una donna particolare ...che ha portato via molto del mio tempo nei miei studi medievali....Dedicato All' Amato Bardo perchè rientri a riempire queste stanze...”.
“E qual è mai una terra così priva di Te che Ti si debba cercare in cielo? In pubblico li vedi che Ti guardano, ma non Ti scorgono perché sono ciechi.” (tratto da: “Lo Specchio delle Anime Semplici”di Margherita Porete) Si narra che nel momento in cui il Fuoco coprì con il suo manto scarlatto le morbide spalle di Margherita, una folla mormorante nella preghiera e nella frustrazione, satura di civilissime cariche ecclesiastiche, rappresentanti reali, nobili e contadini, miseri e straccioni, si inchinasse di fronte al rogo poiché, dietro quella torcia di morte, apparve Cristo inchiodato sul legno della Croce discendere dal supplizio e prendere in braccio il corpo della sventurata per portarla fuori da quell’inferno che gli uomini avevano apparecchiato per lavarsi la coscienza dalle parole di un libro. Grazie Madonna Elisabetta… Per avere riportato nell’attualità di questo tempo scellerato di inquisiti ed inquisitori questa mia “Donna nel Medioevo”, già narrata nel mese delle ciliegie dell’anno di grazia duemilatredici, ma rinfrescata dalla vostra straziante umanità di Donna, Scienziata e Guerriera. Oggi, nella Sua Passione, il Bardo è tornato. Si narra che quando il Bernini mosse il primo colpo di scalpello sul pregiatissimo marmo bianco proveniente dal cuore delle Apuane, una luce surreale entrasse dal vicino finestrone che sovrastava il vuoto triclino e proprio sul punto in cui l’intersecazione dello strumento si abbraccia alla durezza della pietra, accidentalmente l’artista sfiorò il pollice della sua mano sinistra, procurandosi una piccola abrasione che fece sortire un piccolo rivolo di sangue rosso rubino. In quel preciso istante fu come vedere di fronte ai suoi occhi increduli vedere realizzato il momento sublime del trapasso della Santa, come se quella pietra marmorea contenesse da sempre il suo corpo e aspettasse, in rispettoso e secolare silenzio, di essere svelata al mondo intero… Grazie Milady Altea… per avere preservato, con amorevole cura e innata devozione, dalle intemperie di passaggio e dai furiosi elementi di questo tempo inquieto, le mie “Donne nel Medioevo”. Oggi, nella Sua Passione, il Bardo è tornato… Grazie Cavaliere Galgano… per avere saputo reggere il peso del mio Seggio Periglioso, accarezzando il cuore di quelle Fanciulle e di quegli Uomini che altrimenti si sarebbero smarriti nella leggenda del mio nome, mentre altri, infanti viaggiatori di novelli viaggi, avrebbero pensato, senza i vostri scritti in mio ricordo, che il Bardo, come il suo Re d’Inverno, non fosse mai esistito… Oggi, nella Sua Passione, il Bardo è tornato. Taliesin, il Bardo
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#236 |
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Quale mistero divino deve aver avuto quel marmo per divenire poi immagine di pura devozione...grazie Sir Taliesin.
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#237 |
Cittadino di Camelot
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Grazie per averci resi partecipi di questa sublime, seppur tangibile, epifania, caro Bardo :)
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"La passione tinge dei propri colori tutto ciò che tocca" BALTASAR GRACIÁN "Sappi che la Luna è il messaggero degli astri. Essa infatti trasmette le loro virtù da un corpo celeste all'altro" ABU MASAR, "Libri mysteriorum" |
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#238 |
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Grazie principalmente di essere quello che siete, lord Taliesin.
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#239 |
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E' un periodo di rinascita questo........stasera avverrà ancora quel Miracolo che e' la nuova vita.......
Amato Bardo....e' vero quando voi avete scritto di Margherita per uno strano legame di studi appresi di lei proprio da voi.....e ho approfondito la conoscenza di questa Donna..........Mi avete fatto perdere il sonno per Lei...... Vi ringrazio...di essere tornato ad accoglierci in queste vostre stanze..... |
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#240 |
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I VELENI DEL RINASCIMENTO FIORENTINO: LA STORIA DI BIANCA CAPPELLO.
Bianca nacque Venezia nel 1548 dal potente Bartolomeo e da Pellegrina Morosini. A soli quindici anni sposò il fiorentino Pietro Bonaventuri, dipendente del Banco dei Salviati: le nozze riparatrici furono officiate dopo una romantica fuga, quando ella, abbagliata dalla presunta ricchezza dell’uomo, gli aveva già affidato i prestigiosi gioielli dotali. L’ignara famiglia sollecitò il Governo della Repubblica a esigerne il rimpatrio forzato, ma il Granduca Cosimo I si oppose alla richiesta ed ella restò a Firenze. Era già madre della piccola Virginia, quando conobbe Francesco de’ Medici, di fatto asceso al soglio ducale per abdicazione paterna. Nel gennaio del 1565, pur avendo contratto matrimonio dinastico con la sgraziata arciDuchessa Giovanna d’Austria, figlia dell’imperatore Ferdinando I, si innamorò perdutamente della avvenente Veneziana. Entrambi condivisero l’infelicità del reciproco disagio coniugale e, se egli visse la frustrazione d’aver avuto sei figlie femmine e non l’agognato erede, ella era delusa dalla modestia del tenore di vita offertole dal marito. La relazione divenne importante: gioielli, abiti e l’assunzione di Bianca tra le Dame di Corte rimossero anche le remore del Bonaventuri che, assunto come dipendente del Granducato e compensato dalla raffinata dimora contigua a Palazzo Itti e donata dal Duca all’amata, nel 1572 fu assassinato a margine di una misteriosa rissa. Francesco non fu ritenuto estraneo al fatto di sangue, ma le voci si attenuarono quando, nel 1574, morto il padre, egli s’insediò ufficialmente nella carica granducale. Tre anni dopo, Giovanna mise al mondo l’atteso figlio maschio Filippo che, a soli otto anni, sarebbe poi mancato. Quella nascita fece vacillare la posizione di Bianca: disprezzata dai Fiorentini e duramente osteggiata dal potente cognato Cardinale Ferdinando, ella era ben consapevole che, in mancanza di un erede e in conseguenza della eventuale morte di Francesco, sarebbe stata bandita dalla Corte. Ricorse, pertanto ad un espediente: con una falsa gravidanza, tentò di far passare un neonato come frutto della relazione sentimentale col Duca. Il bambino: Antonio, in effetti era stato messo al mondo proprio da una scappatella del Duca con una serva. La sua reale origine non fu mai chiarita e fu oggetto di fitte maldicenze. Sta di fatto che, volendolo escludere dalla successione, malgrado Francesco lo avesse legittimato come figlio il 19 ottobre del 1583, Ferdinando lo fece passare per illegittimo e gli cedette, in cambio della rinuncia a qualsiasi rivendicazione, un appannaggio mensile e numerosi possedimenti terrieri. Nel 1578, intanto, a causa di una caduta, era deceduta Giovanna d'Austria. Bianca ed il Duca, già segretamente sposati, ufficializzarono il loro legame il 10 giugno del 1579. La loro storia, tuttavia, si concluse tragicamente: la sera dell’8 ottobre del 1587, dopo una battuta di caccia col Cardinale Ferdinando e una cena alla villa di Poggio a Caiano, furono entrambi colpiti da vomiti e altissime febbri. Si volle che fossero stati avvelenati proprio dal Porporato che, amante della bella vita ed avido di potere, in quel periodo egli aveva perso la testa per Clelia Farnese e aspirava a ricoprire il ruolo di Granduca. Francesco e Bianca morirono dopo undici giorni di agonia, a distanza di sole dieci ore l’uno dall’altra e senza che l'uno conoscesse la sorte dell'altro. Ferdinando ascese al trono toscano e negò alla cognata, definita la pessima Bianca, la sepoltura accanto al legittimo consorte e nelle tombe medicee. Quattro Docenti dell'Università di Firenze hanno recentemente analizzato frammenti del fegato delle vittime, custodito nella chiesa di Santa Maria a Bonistallo assieme alle loro viscere. Sono state rinvenute tracce di arsenico in quantità letale. Taliesin, il Bardo Tratto da: D. Lippi: Illacrimate sepolture. Curiosità e ricerca scientifica nella storia delle riesumazioni dei Medici G. Fornaciari, R. Bianucci: Francesco e Bianca: non fu arsenico - Ecco le prove!
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